Maradona
Maradona

Arezzo, 26 novembre 2020 - «Marcalo stretto, stagli attaccato gli urlava Riccomini dalla panchina. Minoia allargò le braccia, dovrei sparargli rispose al mister». Menchino Neri racconta in morte del Pibe l’anno Domini 1984, quando si incrociarono i destini dell’Arezzo e del dio del pallone. Due volte si incrociarono, prima in amichevole al comunale, 2 a 0 avanti gli amaranto e a marcare Maradona c’era un ragazzo di nome Soci, Roberto Soci, che un incidente infame si sarebbe portato via troppo presto.

Il Napoli, che alloggiava al Minerva assediato dai curiosi, rimontò, vinse 3 a 2 e naturalmente Diego griffò la giornata. Poi arrivò il 22 agosto, la Coppa Italia al San Paolo. «Allo stadio c’erano 75 mila persone, non eravamo abituati, mi tremavano le gambe» ricorda Andrea Mangoni, biondo simbolo amaranto che ancora Arezzo lo porta nel cuore. Poteva andarci al Napoli, proprio accanto al «diez», un paio di anni dopo in una trattativa di mercato saltata all’ultimo tuffo.

Sono gli strani giri del calcio, i giri che portano oggi a ricordare il primo gol ufficiale di Maradona in Italia proprio contro la squadra di amaranto vestita. «Il frastuono era assordante, non sentivamo nemmeno il fischio dell’arbitro. E ogni volta che lui toccava palla, si alzava un boato verso il cielo» è la nitida immagine di Mangoni. Fu il «diez» ad aprire le marcature, ventesimo del primo tempo, un gol che nella storia mondiale del calcio, sempre per quegli strani giri, ha lanciato anche l’Arezzo.

Tennero botta i nostri giovanotti, il primo tempo finì 1 a 1, pareggio d’autore con firma del cobra Tovalieri che quell’anno col Napoli aveva un conto in sospeso: sue anche le due reti dell’amichevole aretina. «Al San Paolo - confessa un commosso Menchino Neri - ho provato una delle più grandi emozioni della mia vita. Arriviamo allo stadio e all’esterno era bolgia totale: in migliaia stavano aspettando da ore l’arrivo del pullman con Maradona».

Bolgia perfino in albergo: «Alloggiavamo nello stesso hotel del Napoli, entriamo dentro e cosa vedo: Diego al centro, circondato da una trentina di persone. Medici, preparatori, fisioterapisti, guardie del corpo. Tutti lì per lui, un dio venuto a farci visita in terra».

Un dio benigno: «In campo si comportò da signore, corretto, senza alcun atteggiamento di superiorità verso noi umili giocatori di serie B. Come giocò? Impressionante ma forse sarebbe meglio chiederlo a Minoia, ancora gli gira la testa». Un sorriso nell’ennesimo giorno da dimenticare di questo bisesto 2020. Un giorno in cui il mondo intero piange una leggenda che adesso diventa mito.

E a piangere Diego Armando Maradona ci sono adesso anche i due club presenti in città, «O’ Sarracino» e il Napoli club Arezzo. Il profilo Facebook di «O’ Sarracino», il sodalizio che circa un anno fa aveva riempito l’arena Eden con il film dedicato al Pibe, è listato a lutto. Tifosi attoniti, ad Arezzo come in tutta Italia, del Napoli e non, perché davvero se va con Maradona un pezzo di storia, un pezzo della nostra vita.