SEGRE A RONDINE_28302133_092045
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Arezzo, 28n gennaio 2020 - «Ho degli amici speciali, vivono in un posto che si chiama Rondine»: Liliana Segre, con la voce che gli anni non incrinano, avvia il suo racconto, su Rai Due, nella sedia caldissima delle interviste di Fabio Fazio. E ad Arezzo si scatena il passaparola: i televisori spenti si accendono, quelli accesi cambiano canale.

La superstite di Auschwitz conferma punto per punto quanto già il figlio aveva annunciato: la sua ultima testimonianza sarà qui. Ma ci mette sopra il carico da novanta. «E’ una realtà straordinaria, il mondo che vorrei vedere negli anni che mi restano». E al quale è pronta ad affidare non solo le parole che ormai da 30 anni disegnano il suo dialogo con i ragazzi delle scuole: ma la sua memoria.

Nelle forme che saranno definite, da qui a giugno. E poi oltre, perché il legame con la Cittadella è destinato a prolungarsi. Ieri il primo confronto tra l’associazione e gli industriali, la prima realtà a farsi avanti per contribuire all’organizzazione dell’evento. Che intanto fissa i punti fermi. La data è il 10 giugno, ormai è certo. La sede probabilmente lo stadio. Ma Liliana amerebbe che l’incontro potesse svolgersi a Rondine.

E di sicuro a Rondine farà tappa, in una giornata la cui scaletta sarà definita entro il 9 marzo. Perchè in quelle ore la senatrice riceverà la cittadinanza onoraria di Firenze: e tutto dovrà essere a punto. «Stiamo costituendo un comitato nazionale e internazionale per l’appuntamento: ma ci teniamo che per prima cosa ci siano le istituzioni aretine».

Il presidente di Rondine Franco Vaccari conferma che la proposta non è solo partita: ci sono già adesioni forti. Gli interlocutori primi saranno quelli locali ma anche i partner storici della cittadella: la Regione, i ministeri coinvolti, forse il Vaticano e la Cei. In un quadro ancora in movimento. «La nostra priorità assoluta è d realizzare tutto questo ad Arezzo: ma stiamo ricevendo mille offerte».

Che comunque andranno in panchina davanti ad un’adesione forte dalla città e dalla provincia. Per un progetto che si espande. Una sorta di eredità lasciata alla cittadella della testimonianza di Liliana. «Voglio che siate candele della memoria» dice sempre ai ragazzi che la ascoltano, tremando all’idea che la morte dei superstiti possa coincidere con l’amnesia e l’indifferenza.

Prima della candela si accende il barlume di un’idea: Rondine come depositaria di quel ricordo, impegnata a tenerlo vivo. Certo per prima cosa rafforzandosi, dalle borse di studio alle presenze nel borgo: secondo la formula amico/nemico che Liliana da Fazio ha raccontato in Tv. Ma intanto c’è la tappa, anzi il tappone, del 10 giugno.

La stima è di raccogliere intorno a lei sedicimila studenti: anche se è l’ultimo giorno di scuola. E dai presidi è già iniziato il tam tam per avere spazio: perfino dalle elementari o dalle medie, in fondo l’età più vicina alla ragazza allora trascinata al lager. Rondine terrà fissa l’immagine di Janine: è la ragazza che fu mandata al gas solo perché ferita ad una mano,

La Segre la racconta e la descrive in ogni testimonianza, confessando di non aver avuto il coraggio di salutarla. Il suo volto, raffigurato sulla base del suo racconto, campeggerà a Rondine: sorta di prima «candela della memoria». Affidata a degli «amici speciali». Gli unici secondo lei in grado di non far cadere in terra le sue parole.