Discoteca
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Arezzo, 14 gennaio 2021 - Il Valdarno è, da sempre, una delle capitali del divertimento by night e la pandemia, tra i tanti danni che ha fatto, ha assestato un colpo durissimo ai locali notturni, in primis pub e discoteche, il cui business si alimenta unicamente nelle ore serali e le cui attività sono spesso incompatibili con le norme di distanziamento sociale. Insomma, per gli imprenditori e gli operatori del settore è un vero bagno di sangue.

«La situazione è difficile ed incerta, siamo chiusi da marzo e i contributi arrivati dal governo, nonostante i nostri 15 dipendenti siano in cassa integrazione, non sono certo sufficienti a coprire una chiusura – ha detto Filippo Bonaccini, una delle anime delle notti valdarnesi, gestore della discoteca ‘Mulino’, che aveva riaperto i battenti nel novembre 2019 – Sul piano dei contributi, i locali da ballo sono trattati alla pari di ristoranti e bar, ma la nostra è un’attività completamente diversa, noi apriamo solo di notte e una/due sere alla settimana. Inoltre la nostra è stagionale e non continuativa.

Chiediamo al governo di sospendere i finanziamenti che abbiamo contratto, oltre ad affitti, utenze e oneri bancari, che nonostante siamo fermi da mesi noi continuiamo a pagare. Gli aiuti economici devono essere sostanziosi, ma soprattutto diversificati in base ai locali».

Anche Jo Bartolozzi, gestore del pub «The Londoner» a Montevarchi, ha sottolineato il poco aiuto ricevuto dalle istituzioni: «I decreti rilancio e ristoro degli scorsi mesi rimborsano una quota della perdita di fatturato relativa ad aprile, mese in cui noi siamo stati tra i primi in Valdarno ad organizzarci con le consegne a domicilio e abbiamo in parte ridotto la perdita effettiva.

Attualmente i dipendenti sono in cassa integrazione e noi soci lavoriamo per l’asporto, ma è ovvio che i guadagni siano minimi. Globalmente abbiamo ricevuto meno del 10% della perdita di fatturato globale di questi mesi. Il nostro è un locale che apre solo la sera, e non può essere equiparato a dei locali diurni, il governo deve diversificare i vari tipi di attività ed essere cosciente che se decide di chiudere deve garantire gli adeguati rimborsi».

Poi ci sono gli operatori del settore, come i dj. «Io come lavoratore dello spettacolo ho ricevuto tutti i rimborsi che mi erano stati promessi, ma rispetto al guadagno regolare si parla ovviamente di cifre basse – ha spiegato Giulio Maddii, in arte ‘Mad’ – Noi dj in particolare abbiamo sentito la mancanza in estate di eventi privati quali i matrimoni di persone straniere, che sono molto frequenti nella nostra regione e costituiscono per noi una fetta importante di guadagno.

Penso che la categoria dei professionisti della notte sia snobbata sia per colpa delle istituzioni, che non ci diversificano rispetto a ristoranti e bar, sia per colpa nostra, perché ci siamo fatti sentire poco e nei modi sbagliati: manca la collaborazione tra i professionisti del settore».

Ma quando riavremo la normalità, tutto tornerà come prima o ci sarà uno stravolgimento? «Penso e spero che nel lungo termine, dopo un iniziale assestamento, le discoteche tornino alla loro regolare attività come nel mondo pre-Covid», ha risposto Bonaccini.

Due, invece, gli scenari per Maddii. «O torneremo come prima oppure, come penso, ci sarà una rivisitazione dei locali e del modo di vivere la notte». «Inizialmente non ci sarà un grande afflusso, ma con andamento lento torneremo ai livelli pre-Covid» ha concluso, con un briciolo di ottimismo, Jo Bartolozzi.