ESTRAZIONE DELLE CARRIERE_7765032_040748
ESTRAZIONE DELLE CARRIERE_7765032_040748

Arezzo, 26 marzo 2020 - Ci sarà da abituarsi, con la lentezza di questi giorni indefiniti, al terzo sabato di giugno senza Giostra del Saracino. Il 20-6-2020 sarebbe una data lontana nei pensieri e nelle opere, in tempi normali. È invece terribilmente vicina con l’emergenza sanitaria che non si ferma. Il bollettino planetario di ammalati e morti di coronavirus ha fatto slittare al 2021 gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo.

Può resistere al contagio il caro vecchio Saracino? Il motore dei quartieri, nel frattempo, è al minimo dei giri: nessun evento ricreativo, consigli direttivi via Skype, allenamenti dei giostratori in solitario o a distanza di sicurezza. Oltre la quarantena di massa c’è un’estate che non promette nulla di buono. La notturna ha un problema insormontabile: cinquemila persone infilate nel quadrilatero sghembo di piazza Grande sono diventate troppe al giorno d’oggi.

La trasferta di quarantamila atalantini a San Siro per la Champions League è considerata una delle concause del dramma di Bergamo. Per questo, volendo salvaguardare la Giostra del 6 settembre (che non può considerarsi a sua volta fuori pericolo) ci sono dieci settimane tra fine giugno e fine agosto per il rinvio. A meno che non si vada a intaccare l’inizio dell’autunno.

Rinvio, cancellazione, porte chiuse, accessi alla piazza limitati: sono gli scenari sui quali abbiamo sentito Alessandro Ghinelli, l’uomo che consegna la lancia d’oro. Sindaco, qualche giorno fa ha espresso forti dubbi sulla possibilità di far disputare la prima Giostra. «Purtroppo non credo che da qui e tre mesi saremo nelle condizioni di scendere in lizza: si correrebbero troppi rischi. Dobbiamo trovare insieme ai quartieri una soluzione, per riprogrammarla magari a fine agosto, come succedeva qualche anno fa, oppure annullarla...».

Sarebbe la prima volta, dopo la seconda guerra mondiale, che salta una sfida al Buratto. «La situazione è questa, tutti i grandi eventi di massa sono stati tutti azzerati: partite di calcio e concerti, ma anche cinema e teatri. A differenza dello sport, il Saracino senza pubblico non si può fare: anche a non voler considerare gli spettatori in piedi e sulle tribune, in piazza ci sono quasi 400 figuranti e non assistono a un torneo di bridge.

E poi si immagina la cena propiziatoria o la festa per la vittoria? Ne riparleremo quando la situazione sarà più gestibile...». In altre parti d’Italia il momento è tragico ma se si guardano i numeri dei contagi in città sembrano sotto controllo, almeno per ora. Si può pensare a una Giostra riservata ai residenti nel comune? «Può avere un senso ma non possiamo escludere che qualcuno che compra il biglietto abbia anche frequentato zone di contagio e sia pure asintomatico.

Mi dovrò confrontare con degli infettivologi per capire quale platea potrebbe assistere alla Giostra. Ma ancora la situazione è troppo incerta per fare previsioni. Da sindaco sarei felice se il 31 dicembre nel mondo si potesse dire: è tutto finito».