Le indagini dei carabinieri fuori dall'azienda di Fredy Pacini (Foto Cristini)
Le indagini dei carabinieri fuori dall'azienda di Fredy Pacini (Foto Cristini)

Arezzo, 30 novembre 2018 - I risultati dell'autopsia non smentiscono la versione del gommista di Monte San Savino. Dicono che il giovane moldavo Vitalie Tonjoc è stato colpito da un proiettile al ginocchio e da un altro nella parte alta della coscia. Sarebbe stato questo a recidere l'arteria femorale e a provocare lo choc emorragico che ha ucciso il ventinovenne. Il sangue non è fuoriuscito dalla coscia ma è rimasto tutto all'interno, l'emorragia è stata comunque devastante. Questi sono i primi risultati dell'autopsia effettuata dallo staff di medicina legale di Siena. Sono coerenti con le affermazioni di Fredy Pacini perché l'esame indicherebbe una traiettoria fronto-laterale dei proiettili, il gommista non ha dunque sparato contro un uomo di spalle.

Si attende adesso l'interrogatorio dal Gip, ma Pacini potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere se questa sarà la strategia difensiva. La scelta si spiegherebbe  con la volontà di ttendere i risultati compiuti dell'autopsia.

Intanto i carabinieri sono stati contattati dalla sorella del giovane moldavo morto che presto sarà ad Arezzo per il riconoscimento del congiunto.

Per ora ha vinto sul fronte dell’opinione pubblica e del popolo dei social, massicciamente schierati con lui. Ma Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino che ha ucciso il ladro appena entrato per la trentanovesima volta nella dita in cui dormiva dal 2014, potrebbe vincere (ammesso che sia il verbo giusto) anche dinanzi alla giustizia. Già stamani, fra interrogatorio dinanzi al Pm Andrea Claudiani, e autopsia sul cadavere del moldavo Vitalie Tonjoc, 29 anni appena, in Italia solo da settembre, sul quale per ora nessuno si è presentato a piangere, potrebbe essere una giornata decisiva.

Perchè se la ricostruzione resta quella della prima ora, in procura lasciano chiaramente intendere che si va verso la legittima difesa e quindi la non punibilità. Il tema chiave, appunto, è quello dell’attendibilità di quanto Fredy ha raccontato nel primo verbale a caldo con Claudiani (non utilizzabile comunque nell’inchiesta).

Se il gommista e rivenditore di biciclette lo conferma e lo precisa e se dall’esame definitivo medico-legale, effettuato dagli specialisti dell’università di Siena, non emergono dati in contrasto con questa versione, sarà il primo passo in direzione della caduta dell’eccesso colposo di legittima difesa con cui Pacini risulta iscritto nel registro degli indagati.

Era un atto dovuto per procedere ad autopsia e perizie balistiche, non quell’ulteriore tegola sulla testa di Fredy che l’opinione pubblica a digiuno di procedura penale vi ha letto. In realtà, i Pm hanno sempre tenuto nel debito conto quello che Pacini ha detto fin dalle prime ore: ho sparato dall’alto verso il basso (anche perchè era nel soppalco e il ladro al piano terra) e verso le gambe, non volevo uccidere. I dati obiettivi per adesso confermano questa versione: anche i tre spari su cinque che sono finiti nel muro hanno quella traiettoria. E c’è poi la questione che che Fredy abbia reagito contro qualcuno che comunque gli era entrato in ditta armato, sia pure con un’arma impropria come un piccone.

Come a dire che la risposta, sia pure sfociata in tragedia, potrebbe essere stata proporzionale all’offesa. Il presupposto appunto della legittima difesa. C’è inoltre un altro aspetto rimasto sotto traccia ma che in procura non viene sottovalutato. A terra, dove è stato trovato Vitalie (morto poi in ambulanza), crollato al termine della fuga non c’è quasi traccia di sangue. Il che è un po’ strano per uno colpito all’arteria femorale (l’altro sparo è al ginocchio).

E’ vero che il proiettile rimasto conficcato nella coscia (cpme tra l'altro sta emergendo dall'esame autoptico) potrebbe aver frenato la fuoruscita di sangue, trasformandola in emorragia interna, ma non si esclude del tutto l’ipotesi del malore che stronca il moldavo provato dalle ferite, dal freddo, dalla paura e dalla corsa disperata per scappare. Intanto, continua la caccia al complice che era col moldavo e che è riuscito a scappare in auto.

Non che ci siano tracce evidenti, ma le telecamere della zona potrebbero aver fornito qualche elemento prezioso. Come per il palo o basista, ammesso che ce ne sia uno. Ma non è certo lui che ha fatto di questa storia un caso nazionale.