Ergastolo per il doppio delitto. Il figlio: "Giusto, sono sollevato"

Condannato Jawad Hicham per l’omicidio di Sara Ruschi e di Brunetta Ridolfi in una notte di aprile. Il diciassettenne che ha assistito alle coltellate: "Finalmente quello che avevamo sperato lo hanno fatto".

Ergastolo per il doppio delitto. Il figlio: "Giusto, sono sollevato"
Ergastolo per il doppio delitto. Il figlio: "Giusto, sono sollevato"

Alle fine ha provato "sollievo". Il figlio di Jawad Hicham e Sara Ruschi ha atteso insieme al nonno e agli zii materni la lettura della sentenza che ha condannato il padre all’ergastolo per aver ucciso la madre e la nonna Brunetta Ridolfi con decine di coltellate in una notte di aprile. "Pensavo che avrebbero dato una pena più bassa, di pochi anni, ma finalmente quello che avevamo sperato per diversi mesi lo hanno fatto".

Il ragazzo, che ha da poco compiuto 17 anni, era in casa con la sorellina di appena 2 anni quando avvenne il doppio femminicidio: ha seguito tutte le udienze del processo.

A La Nazione aveva raccontato che il padre pochi giorni prima della tragedia aveva urlato "vi ammazzo tutti", con un coltello in mano. In quella notte maledetta il ragazzo aveva anche tentato un massaggio cardiaco, prolungato, senza però riuscire a salvare la mamma colpita da una ventina di fendenti.

La condanna all’ergastolo era stata anche la richiesta del pm Marco Dioni che ha coordinato le indagini della polizia. Nella requisitoria ha spiegato come la furia omicida dell’uomo scoppiò dopo una serie di messaggi scambiati per telefono con la moglie, che occupava un’altra stanza della casa, e poi degenerati in offese e infine nell’aggressione mortale costata la vita anche alla suocera, intervenuta per proteggere la figlia. Dopo averle entrambe colpite il marocchino Hicham uscì poi dall’abitazione e raggiunta una cabina telefonica chiamò la polizia. La difesa dell’uomo aveva chiesto che il 39enne fosse sottoposto a perizia psichiatrica, istanza però rigettata dalla corte d’Assise presieduta da Annamaria Loprete. Nell’arringa finale l’avvocato Fiorella Bennati ha chiesto che non fosse riconosciuta l’aggravante del legame parentale e la possibilità di accedere al rito abbreviato. "Credo che fosse una sentenza annunciata - ha poi commentato Bennati - non c’era da sorprendersi. Rimango convinta della necessità della perizia".

Convinta della assoluta coerenza della corte la legale della famiglia Alessandra Panduri: "In questo caso la giustizia risponde alla legge. A nostro avviso la richiesta di perizia psichiatrica non poteva essere accolta". "Ora cerchiamo di andare avanti, è una bella giornata, che rende giustizia a Sara e Brunetta" ha concluso lo zio, abbracciando il nipote.

Federico D’Ascoli