Pierluigi Boschi
Pierluigi Boschi

Arezzo, 23 febbraio 2019 - Mentre presidenti, direttori generali e consiglieri d’amministrazione che gli furono a fianco in Banca Etruria incappano in condanne o almeno rinvii a giudizio, lui, il babbo più discusso d’Italia, almeno finchè non sono entrati nelle cronache quelli di Renzi, Di Maio e Di Battista, esce ancora una volta indenne dall’ennesimo rivolo giudiziario del crac Bpel.

Eh sì, papà Boschi ottiene l’archiviazione per il falso in prospetto, con tanto di decreto del Gip che ne certifica l’estraneità penale alla vicenda delle famigerate subordinate. E presto potrebbe arrivare una seconda richiesta di archiviazione, per la liquidazione dell’ex Dg Luca Bronchi, formulata dalla procura. Poi l’ultima parola spetterà di nuovo al Gip.

A dire il vero, l’archiviazione per i bond Etruria, quelli finiti azzerati col decreto salvabanche del 22 novembre 2015, è vecchia di alcuni mesi, firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Lombardo il 18 ottobre 2018, su richiesta del Pm Julia Maggiore che risale addirittura all’8 maggio. Tutto però era passato sotto silenzio, persino del fatto che Pierluigi Boschi fosse indagato si era saputo solo di rimbalzo. Il caso riemerge adesso a margine dell’udienza preliminare per il falso in prospetto che si è svolta ieri in tribunale e nel corso della quale gli avvocati difensori, a cominciare da Luca Fanfani, hanno sollevato la questione dell’incompatibilità del Gup, che è proprio Lombardo.

Lui, prudentemente, ha rimesso tutto nelle mani del presidente del tribunale Clelia Galantino, che deciderà entro la prossima udienza, il 19 marzo. Il problema è appunto quello del doppio destino degli indagati iniziali, proprio per falso in prospetto e anche per ricorso abusivo al credito. Nella lista c’era l’intero Cda di Banca Etruria, consigliatura 2011-2014, con l’aggiunta del sindaci revisori.

In tutto 21 indagati, fra cui i tre per i quali è stato poi chiesto il processo, cioè l’ex presidente Giuseppe Fornasari, Bronchi e il direttore centrale David Canestri, responsabile del risk management, cioè della struttura tecnica che si è occupata del doppio collocamento di subordinate del 2013, in estate e in autunno. Erano loro il consiglio d’amministrazione, è la prima impostazione della procura, erano loro i responsabili della redazione del prospetto che avrebbe contenuto informazioni ingannevoli per il mercato e quindi per i risparmiatori che sottoscrissero oltre 100 milioni di titoli.

Senonchè, dal lavoro di scavo della Guardia di Finanza, emerge un verbale di Cda dell’aprile 2013 nel quale l’incarico di redigere il prospetto di collocamento per la Consob viene delegato al direttore generale Bronchi. I Pm allora correggono il tiro: responsabili delle eventuali false informazioni sono lo stesso Dg che avrebbe agito di concerto con Fornasari e con Canestri, la figura tecnica di riferimento.

Di qui la scelta di chiedere il processo solo per loro, mandando in archivio tutti gli altri, mentre per il ricorso abusivo al credito scatta il proscioglimento generale, compresi dunque Fornasari, Bronchi e Canestri.

Nessuno, scrive il Gip Lombardo nel suo provvedimento, poteva prevedere nel 2013 che la banca sarebbe sprofondata nel crac entro due anni. Il primo segnale di concreto di dissesto è la lettera del governatore Visco del 5 dicembre 2013, ma sette mesi prima non ce ne erano ancora le avvisaglie. Babbo Boschi incassa così l’archiviazione. Nel mare in tempesta di Bpel lui resta l’unico salvato fra tanti sommersi.