Samuele e la spesa
Samuele e la spesa

Arezzo, 8 aprile 2021 - Diciotto candeline sulla torta e i regali in denaro diventano spesa alimentare per la Caritas. Samuele Chies lo ha festeggiato così il compleanno della maggiore età, quello che molti coetanei trasformano in festa con gli amici in qualche locale trendy.

Samuele ha brindato con il babbo Daniele che di mestiere fa il geometra e siccome il Covid ha messo il freno all’edilizia «sta approfondendo la formazione professione con webinar online» e mamma Nada, fisioterapista con lo studio sotto casa che «continua a lavorare cercando di aiutare anche a chi, senza problemi fisici, ha bisogno di parlare ed essere ascoltato», spiega Samuele che con il fratello Luca, 17 anni, condivide la Dad e, prima del lockdown, il pullman per Castiglion Fiorentino e la scuola: quarto anno di liceo scientifico per Samuele e terzo anno del linguistico per Luca.

Il regalo più grande ha deciso di farlo a se stesso e agli altri: «Parlando in famiglia ho deciso di aiutare chi è in difficoltà. Il babbo ha contattato la Caritas per chiedere su cosa concentrare l’acquisto. L’indicazione è stata su confezioni di polpa di pomodoro e pelati: con mamma siamo andati a fare la spesa e ho pagato con la parte di regali in denaro».

Il portabagagli dell’auto si è riempito con 14 scatoloni di barattoli e la consegna è stata accolta con gratitudine da Alessandro Buti, responsabile volontariato della Caritas Diocesana: «Un gesto di grande valore perché Samuele si è privato di una parte dei regali per un anniversario importante trasformandolo in opera di carità, soprattutto in un momento in cui c’è grande richiesta di aiuti alimentari.

Tanti giovani sono in prima linea e l’iniziativa di Samuele è una bellissima conferma». Per lui, pensare a chi sta peggio non è una novità: «Il giorno della prima Comunione, al posto delle bomboniere abbiamo donato un defibrillatore alla scuola di Marciano e due anni fa, per il mio compleanno, abbiamo portato generi alimentari alla Casa di riposo di Monte San Savino.

E’ il nostro modo di dire grazie alla vita perché siamo in salute, non ci manca nulla, abbiamo la nostra casa, siamo uniti, mentre ci sono persone che vivono nella precarietà», spiega Samuele che ha provato «la felicità di un aiuto concreto: alla consegna avevo un sorriso sotto la mascherina che ho tenuto fino a sera. Spesso ci lamentiamo di cose futili e dimentichiamo ciò che conta.

Credo sia meglio lamentarsi una volta in meno e fare un’azione in più per i meno fortunati». Da questo punto di vista, la pandemia, la distanza, la mancanza di socialità, hanno acceso un faro sull’essenziale: «La priorità sono i rapporti familiari che in questo periodo si possono consolidare». Mancano gli amici, lo stare insieme sostituito da videochiamate, eppure Samuele guarda il bicchiere mezzo pieno pensando alle settimane «durissime vissute nel mio paese colpito dal Covid in maniera pesante.

Tutti noi abbiamo partecipato allo screening di massa con l’angoscia del bollettino quotidiano dei contagi che salivano. Ora la situazione è migliorata e noi non ci siamo ammalati». Nel suo orizzonte c’è l’università e gli studi di economia «per capire la finanza, i rapporti tra Stati, gli equilibri del mondo», riflette Samuele. Per ora, si accontenta di tornare alla «normalità di una passeggiata senza mascherina».