Eden
Eden

Arezzo, 18 giugno 2020 - «Buio in sala»: il vecchio imperativo dei proiezionisti stavolta il cinema l’ha preso proprio sul serio. Quel buio è durato cento giorni e qualcosa. E solo stasera, in fondo ad un tunnel che pareva infinito, si riaccende una luce. E’ la luce dell’Arena Eden. Michele Squillace, che dal babbo ha ereditato la passione del maxischermo e gestisce l’ultimo cinema del centro per Officine della Cultura, si affaccia dal portone esterno come in un rito di altri tempi.

Riapre ad Arezzo l’Eden così come a Firenze ha riaperto il «Portico»: con quel pizzico di passione e di sfrontatezza necessari a ricominciare non da tre ma da zero. Perché niente come il cinema stavolta riparte dalle aste. Non ci sono le sale, se non poche eccezioni tra cui l’Eden. Non sai se c’è il pubblico, anche se la prima proiezione di stasera è andata già per metà prenotata: ed è tanto, vista la scarsa attitudine aretina ad acquistare i biglietti on line.

E non ci sono i titoli: perché cento giorni fa non solo si soni spente le luci in sala. Si sono spenti i set, le cabine di montaggio dei film quasi finiti, i trailer di quelli già in uscita. E tutto è slittato in avanti, senza sapere mai fino a quando. Mai fino agli ultimi giorni, all’ennesimo protocollo del Governo. Stasera il primo passo. Alle 21.30, a ridosso dello spazio dove la storia del cinema aretino è passata negli anni.

Ci sono foto storiche nelle quali la coda partiva dalla Stazione: lo specchio non di un altro cinema ma di un altro mondo. Senza lo streaming, senza i cellulari, senza le piattaforme. Lo schermo, lo schermo e basta. Che allora era appoggiato alla parete esterna delle due attuali sale coperte: lasciando agli spettatori oltre 400 posti. Negli anni ’80 ospitavano gente fino alle ore piccole.

Perché i film erano due, uno alle 21.30,come stasera, o addirittura alle 22: e uno da mezzanotte in poi. Con il proiettore nell’attuale torretta che sormonta la strada e i gestori a distribuire coperte tra gli spettatori per domare il freddo. Ora il nemico è il grande freddo. «E’ un test per tutti» spiega Michele. Un test in fondo ad un percorso di sicurezza.

La biglietteria spostata in avanti, a fianco di quella vecchia torretta, una transenna a dividere il percorso di chi compra in diretta da chi già stringe in mano il biglietto. Una transenna e tre euro: perché il prezzo per chi continua a preferire la cassa ne costa nove contro sei. E tutto per evitare gli ormai fatidici assembramenti, che poi al cinema godresti perfino a vederli.

Si parte con «I Miserabili», sbarcato dal Cannes dell’anno scorso nei mesi della resa del nuovo Cannes. Due serate, poi altre due sabato e domenica, con «Dopo il matrimonio». E poi avanti, tra titoli già usciti, forse masticati sullo streaming: per vedere di nascosto l’effetto che fa il maxischermo. Tra pochi giorni Rai Cinema comunicherà le sue uscite. Ai primi di luglio, assicura l’amministratore italiano di Uci, riapriranno tutte le multisala, quindi anche la nostra.

Il 25 giugno debutta il Drive In del Corsalone: debutta con «Joker», raccogliendone l’angoscia e la paura nell’abitacolo di una macchina. Dieci euro a persona, 8 sotto i 12 anni. Mentre l’Uci dovrebbe riaprire all’insegna delle offerte o almeno così è stato a Campi Bisenzio o a Bicocca, le prime multisala riaperte,.

Ma intanto è la notte dell’Eden. Le sale sono ancora al palo, non c’è il «rifugio» al coperto in caso di pioggia, c’è il rimborso se dovesse essere annullato prima dell’inizio. Ma c’è soprattutto la voglia di rimettersi in piedi, di recuperare un racconto spezzato: con il cinema riapre il mondo dello spettacolo, ingessato per i famosi cento giorni. Per quella marcia nel buio, perfino in sala.