Coronavirus
Coronavirus

Arezzo, 24 marzo 2020 - Non è solo un nemico: è anche un gran vigliacco. Il virus, che da queste parti fatica per fortuna a farsi breccia ad Arezzo e in altre importanti zone della provincia, punta decisamente i più fragili. I degenti di un ospizio, anzi residenza sociale assistita, di Bucine: l’allarme era innescato da un paio di giorni e la «bomba» è esplosa. Trenta positivi: ventidue ospiti e otto del personale, in una struttura gestita dalla Cooperativa Giovani Valdarno.

E tra gli ospiti ha puntato il reparto destinato a chi ha disturbi del comportamento, in generale malati di Alzheimer, che l’ospizio Fabbri Bicoli accoglie proprio al piano terra, anzi «zero». In quel piano praticamente tutti malati. E ora sono lì: è la loro casa e lì restano, isolati almeno fino a quando qualcuno non dovesse avere bisogno di un supporto ospedaliero.

La cooperativa è falcidiata dai tamponi positivi, il sindaco chiede aiuto alla Asl e al Prefetto: l’unico dato confortante è che al momento non ci sono quelle complicazioni respiratorie gravi che costringerebbero ad un ricovero.E che i due piani superiori sono perfettamente isolati. La «bomba» nell’ospizio sconvolge l’ennesima giornata di Corona virus. Ma non solo quella.

Nel pomeriggio muore a Prato Patrizia Bernacchioni: ne diamo il nome perché è una corsa da tutto il Valdarno a ricordarla e a piangerla. Era la maestra delle quarantene: insegnante di sostegni nella primaria «Leonardo da Vinci», i cui bambini erano stati tutti isolati.

Non li aveva infettati, ne sono usciti sani e salvi.Lei non ce l’ha fatta: figlinese formalmente ma sangiovannese doc, da generazioni, residente in uno spicchio di territorio spezzettato tra tre comuni e due province. Il marito grave, legami profondi con la città di Arnolfo, una famiglia che del volontariato e dell’entusiasmo ha fatto la sua vita. Un’altra scossa, pesante: in una vallata che in questo momento prende «schiaffi» da tutte le parti.

Silvia Chiassai fa la conta di quanti siano maturati in ambito sanitario: 44, e solo una parte del totale di vallata. Ieri altri trentasei, con Bucine fatalmente e suo malgrado protagonista. Arezzo per ora tocca ferro. Due casi, tra cui una ragazza di 24 anni, entrambi rimasti nelle loro case. La curva elaborata dall’assessore Comanducci comincia ad appiattirsi, anche se il sindaco nello sventolarla invita a non abbassare la guardia.

Ma chi lo farebbe davanti a quello che stiamo vivendo? Di sicuro non se lo possono permettere in Valtiberina: dove l’area di Badia continua a pagare un prezzo carissimo forse a dei contatti con il nord di qualcuno dei suoi residenti. Ieri altri dodici casi, e due tamponi ancora incerti. Quasi tutti in paese, tra l’altro con una mamma e due figli contagiati insieme. Tutte le dipendenti della Rsa risultano negative, tra i dodici ospiti un altro caso.

Mercoledì arriverà il momento di un altro tampone diffuso: dovrebbero essere trenta. Il sindaco Alberto Santucci sta studiando nuove misure. Ma è difficile andare oltre il divieto di spostarsi tra comuni in un’area dove le enclave e i confini danzano sul filo. Il resto della provincia per ora è fermo. Da qualche giorno non ci sono casi in Valdichiana, il Casentino aspetta un paio di tamponi sospetti ma gira anche ieri a quota zero.

Il direttore generale della Asl conferma che malgrado l’accelerazione di Bucine la situazione della nostra area resta sotto controllo. E fa scattare, ne parliamo a fianco, misure nuove, sia sui tamponi che sulle Rsa sotto attacco. La maggior parte dei positivi (circa l’80%), è a casa propria, (356 nella Asl) gli altri (94) in ospedale ma solo 23 in terapia intensiva. Il virus è un gran vigliacco: ma per ora sta trovando pane per i suoi denti.