Proteste a Banca Etruria
Proteste a Banca Etruria

Arezzo, 12 settembre 2019 - Non sarà il giorno della sentenza sulla Truffa Etruria, ossia il collocamento che la procura ritiene troppo disinvolto ai danni dei risparmiatori delle subordinate emesse da Bpel in due tornate, luglio e autunno, nel 2013, poi azzerate dal decreto salvabanche. E' quanto emerge dalle prime battute del processo che è ripreso stamattina con le ultime arringhe della difesa. La data del verdetto è stata fissata per il 30 settembre, sarà la resa dei conti.

Gli imputati sono tredici, per tutti o quasi il Pm Julia Maggiore ha chiesto la condanna nella sua requisitoria dello scorso inverno. Inutile nascondere però che l'atesa è tutta per quello che sarà il giudizio a carico della cosiddetta Cabina di Regia, ossia il manipolo di dirigenti che avrebbe sollecitato i colleghi, con minaccia anche di sanzioni e trasferimenti, secondo l'accusa, a collocare i bond nella maniera più estesa possibile, in un momento in cui la banca era già in difficoltà, senza guardare troppo per il sottile.

In cinque erano accusati di istigazione alla truffa, per uno solo, Paolo Mencarelli, dirigente privat, Julia Maggiore ha chiesto l'assoluzione. Le pene più pesanti, la procura le ha sollecitate per Luca Scassellati, direttore allora come oggi dell'area aretina (adesso di Ubi), e Federico Baiocchi Di Silvestri, responsabile dell'area mercati: tre anni a testa, che consentono comunque, anche in caso di condanna, di restare nei limiti dell'affido in prova. Due anni e mezzo, invece,è la pena che il Pm Maggiore ha sollecitato per i coordinatori di zona Luigi Fantacchiotti e Samuele Fedeli. Un anno e sei mesi, infine, la condanna richiesta per i direttori di filialie e gli impiegati che materialmente vendettero i titoli ai risparmiatori.

E' l'ultimo grande processo di Angela Avila, che ha chiesto il trasfeimento da Arezzo a Perugia, sua città di adozione,  per problemi familiari. Non entrerà, come pure era stato previsto nel collegio della bancarotta Etruria, processo che riprende il 20. Fra le sue sentenze va ricordata almeno, per l'impatto mediatico nazionale, la condanna dei due ragazzi di Castiglion Fibocchi accusati di aver provocato la morte di Martina Rossi, studentessa genovese in vacanza a Maiorca, nel corso di un tentativo di violenza sessuale.