"Arezzo città dell’anima". Cacciari svela la passione

Il Professor Massimo Cacciari sarà ospite ad Arezzo per il Festival Arezzo Science Lab. Presenterà il suo ultimo libro "Metafisica Concreta" e parlerà della libertà della ricerca scientifica e della sua relazione con la filosofia. Cacciari ricorda Arezzo come una città che ha influenzato profondamente la sua vita e il suo percorso artistico.

"Arezzo città dell’anima". Cacciari svela la passione
"Arezzo città dell’anima". Cacciari svela la passione

Domani il Professor Massimo Cacciari sarà ad Arezzo ospite alle 17,30 del Teatro Petrarca per il Festival Arezzo Science Lab.

Cacciari avremo modo di entrare tra le pagine del suo ultimo libro Metafisica Concreta (Adelphi)...

"Sulla libertà della ricerca scientifica non bisogna costruire facili ideologie. La scienza moderna è intrinsecamente connessa alla dimensione tecnico-pratica. E dunque al complesso del sistema economico-produttivo. L’operari scientifico, il lavoro dello spirito, come l’ho chiamato in un mio libro recente, nella sua stessa organizzazione sociale, non funziona che nei termini di una cooperazione globale, che necessita di mezzi ingentissimi di ogni tipo. Nel mio libro, Metafisica concreta, intendo piuttosto la “libertà” della scienza contemporanea come libertà da ogni principio deterministico-meccanicistico, libertà da ogni rigido principio di causalità. E qui ne vedo la relazione teoretica con la filosofia. Il titolo, che solo apparentemente presenta una dicotomia, è mutato dal filosofo russo Florensky".

Con quest’opera porta a compimento un lavoro decennale che si struttura in sostanza in una articolata serie letteraria?

"Metafisica concreta conclude una ricerca iniziata con Dell’Inizio del 1990 e proseguita con Della cosa ultima, 2004 e Labirinto filosofico, 2014. E’ una ricerca propriamente metafisica, poichè ha per oggetto, proprio nel senso aristotelico, l’essente in quanto essente, e non questa o quell’altra delle dimensioni in cui ci appare. L’essente in quanto essente implica il problema, l’aporia che non può risolversi in termini predicativo-categoriali, della sua provenienza, e cioè dell’Inizio - e infine della sua destinazione, e cioè dell’Ultimo, del Fine Ultimo cui nel suo movimento, nel suo agire appare sempre tendere. Tra questi limiti illimiti si danno tutte le forme del suo manifestarsi, e le forme per eccellenza almeno nella nostra civiltà sono filosofia e scienza nel complesso delle loro relazioni (e questo è il problema affrontato nell’ultimo libro)".

Un suo ricordo della nostra città, anche come cultore del bello?

"Arezzo è per me una delle città dell’anima. Davvero, non potrei immaginare la mia esperienza, il viaggio che bene o male ho compiuto nella mia vita senza Arezzo, senza gli affreschi di Piero. È stato un destino vero e proprio: il primo viaggio che ho compiuto da solo, senza genitori, a 15 anni è stato proprio qui, in questa città, di cui credo di conoscere e amare ogni pietra".