Viareggio, 24 settembre 2017 - Tornano a Viareggio fra oggi o al più tardi domani Ezio Pacini e Donatella Rago. Ma – al contrario di quanto avrebbero desiderato – senza la salma della piccola Nicolina, la loro figlia, la bambina di 15 anni ammazzata davanti alla fermata dell’autobus che l’avrebbe condotta a scuola mercoledì scorso, uccisa dall’ex compagno della madre poi morto suicida. I nonni materni, cui il Tribunale aveva affidato temporaneamente la custodia di Nicolina e di suo fratello, si sono opposti al trasferimento della salma.

Questa mattina nel frattempo Ezio e Donatella saranno nuovamente ascoltati in Questura a Vico del Gargano. Come si sa, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha mandato gli ispettori con il compito di indagare se era stato fatto tutto il necessario per tenere al sicuro la bambina. I genitori avevano inoltrato delle denunce ai Carabinieri di Viareggio e Ischitella mettendo proprio in risalto i rischi che correvano i loro due figli che vivevano con i nonni materni in Puglia. La ragazzina era già stata avvicinata un paio di volte da Antonio Di Paola e in un’occasione era stata minacciata col coltello. Lui voleva sapere dove fosse la madre e Nicolina si è sempre rifiutata di dirglielo. E’ di fronte al nuovo eroico rifiuto da parte della studentessa che Antonio Di Paola le ha sparato in faccia. Senza alcuna pietà.

Tante le domande che aleggiano su questa vicenda, e che restano anora oggi irrisolte. Anche perché in paese sapevano che quell’uomo era pericoloso e persino un suo cugino andò dai carabinieri di Ischitella per dire che si era procurato una pistola. Ma nulla è stato fatto. E a farne le spese è stata una ragazza innocente di 15 anni che alle 7,30 di mattina stava aspettando il bus che la portava a scuola. Contro di lei la rabbia cieca di un uomo che in questo modo si è voluto vendicare della ex che lo aveva lasciato per tornare a Viareggio dal primo marito e da cui aveva avuto i due figli.

UNA STORIA di miseria e disgrazia che nasce in un contesto degradato come ha sottolineato ieri anche il ministro della salute Beatrice Lorenzin: «Io credo che c’è un fenomeno di violenza enorme che attecchisce anche in luoghi dove c’è degrado economico, disagio sociale o anche in posti di cui non se ne potrebbe aspettare. Questa violenza sempre più forte nei confronti delle donne, nei confronti dei bambini, è qualcosa che dobbiamo porci come interrogativi non solo di azioni politiche ma anche di riflessione sociale dentro le nostre comunità».