Pistoia, 20 marzo 2017 - Chiamato ad operarsi dopo anni. «Ne sono passati quattro, per la precisione. Potevo essere morto». Non esagera Andrea P. quando racconta, sbigottito, l’ultima disavventura che vede protagonista il sistema sanitario pubblico pistoiese. Dopo i disagi che affliggono troppo spesso il pronto soccorso del San Jacopo, tra mancanza di posti letto e pazienti lasciati ad attendere per ore in corsia, adesso è la burocrazia l’ennesimo ostacolo che un paziente trova sulla propria strada.

I fatti risalgono al 2012, quando Andrea P. dovette affrontare una serie di problemi di salute (plessi emorroidari) che, con il passare del tempo, andarono aggravandosi fino a richiedere un intervento chirurgico.

«Questo problema che si era manifestato a fine 2012 stava diventando davvero intollerabile – racconta – il mio stato di salute andava peggiorando e comportava una serie di limitazioni nella vita di tutti giorni. Dopo aver fatto controlli e accertamenti del caso, l’operazione era l’unica soluzione possibile e quindi nell’estate del 2013 mi rivolsi all’ospedale per un intervento urgente».

La concomitanza con il trasloco dal vecchio ospedale del Ceppo al nuovo San Jacopo e la lista di attesa per essere inserito negli interventi programmati complicarono la situazione, costringendo Andrea a ricorrere ad una struttura privata.

«Non potevo aspettare chissà quanto ancora, per questo ad inizio 2014 mi rivolsi ad una struttura privata. Venni operato con successo, risolvendo il problema e potendo tornare piano piano alla vita di tutti i giorni. Ma una volta archiviata la mia disavventura, avevo dimenticato di essere ancora in lista per l’operazione all’Asl fino a quando, qualche giorno fa, ricevo una chiamata dall’ospedale di Pistoia in cui mi informano che si era liberato un posto e che, dopo cinque anni, potevo finalmente essere operato. A quel punto ho pensato che stessero scherzando, non volevo crederci».

Se Andrea avesse seguito le tempistiche della sanità pubblica, oggi, dopo cinque anni, cosa ne sarebbe stato della sua salute? «Nella migliore delle ipotesi sarei diventato anemico. Sono rimasto senza parole. E’ totalmente assurdo quanto non siamo padroni della nostra salute: siamo davvero sudditi del sistema sanitario?».