Pisa, 10 ottobre 2017 - A scuola di furti. Meglio ancora, alle serali per imparare a rubare. E’ quanto sarebbe accaduto domenica notte a Pisa, secondo alcuni investigatori. Un’esercitazione vera e propria. Insomma, quella striscia di furti solo tentati e dal magro bottino, anche se ha lasciato dietro di sè una scia di fastidiosissima danni da pagare per gli esercenti, è stata una sorta di università del crimine. Durante la quale il ladro esperto si è portato con sé l’apprendista a fare esperienza. I «colpi» tentati o messi a segno sono stati numerosi e in diverse zone della città: gli allarmi sono scattati infatti all’Oratorio di Ghezzano, al bar Salvini, al bar-tabaccheria Kandisky nella Galleria Gerace, alla Biblioteca SMS, al negozio Bijoux di via Corridoni, alla residenza studentesca Rossellini, in un’agenzia di assicurazioni in via Bargagna e forse altri. In tutti i casi si sono verificati danni per le porte e le finestre forzate per entrare, ma il bottino è di pochi spiccioli trovati nei fondi-cassa.

Al Salvini sono sparite anche decine di pacchetti di sigarette, ma ovunque le modalità dei fatti fanno pensare soprattutto a una nottata dedicata all’apprendimento dei futuri ladri. La polizia sta ricostruendo l’accaduto attraverso la visione delle immagini riprese dalle telecamere della videosorveglianza e soprattutto quelle del bar alle Piagge hanno ripreso bene i due individui autori del furto. Saranno utili per cercare di identificarli e prenderli, perché se ne potrebbe sapere davvero di più sulla nottata scandiota dalle sirene degli allarmi e dal via vai di pattuglie di forze dell’ordine e vigilanza privata intervenute a seguito prorprio delle segnalazioni d’allarme.

 Al di là dell’entità dei danni e del bottino, più o meno magro, il fatto resta particolarmente meritevole d’interesse e dimostra come il flagello dei furti, al di là delle buone notizie che arrivano dalla graduatoria del Sole 24 Ore (vedi articolo sopra), resti uno dei temi principali per quanto riguarda la sicurezza cittadina, al pari con il dilagare dello spaccio di stupefacenti non solo nel centro storico, ma anche in periferia. Temi sui quali è alta l’attenzione delle forze dell’ordine, che però devono fare i conti con la ristrettezza di risorse e con gli agenti che non bastano per coprire di più e meglio tutto il territorio. Da qui l’esigenza, più volte sostenuta anche dal questore Alberto Francini, di sviluppare sinergie tra pubblico e privato. Lo «Sguardo di vicinato» con le chat via WhatsApp in periferia è una di queste, ma altre se ne possono immaginare e proporre. Le telecamere sono forse la strada maestra: da qui l’idea dell’imprenditore Alessandro Trolese, che ne ha appena messe due in più a sue spese sopra il suo bar in piazza Vittorio Emanuele, di realizzare una «specie di consorzio tra privati per metterne altre nella zona della Stazione, magari attraverso qualche incentivo da parte del Comune proprio per liberare risorse economiche che i privati potrebbero mettere sul piatto della sicurezza collettiva». I raid dell’altra notte dimostrano che il problema esiste e che le soluzioni devono essere trovate in fretta.