La Spezia, 8 gennaio 2018 - L’ex capo di stato maggiore della Marina Militare Giuseppe De Giorgi deve fronteggiare un’altra tegola investigativa dopo quelle che lo avevano colpito sulla via del fine mandato, nella primavera del 2016, e dalle quali era uscito a testa alta. Stavolta si tratta dell’istanza di sequestro preventivo di beni personali per 15 milioni di euro. L’iniziativa è della Procura presso la Corte dei conti del Lazio e muove dal convincimento che alcune modifiche costruttive pretese in corso d’opera alle fregate multimissione commissionate a Fincantieri abbiano prodotto – rispetto al progetto iniziale del 2003, per 10 unità, e ai contratti stipulati – un danno erariale.

Il quantum sarebbe sarebbe pari alla somma oggetto della prospettata rivalsa giudiziaria a fronte del surplus di opere e lavoro "per non meglio precisate esigenze operative e di rappresentanza", riferiscono fonti romane. Le modifiche incriminate (oltre a quella iniziale di allungare la Fremm di 3,5 metri) riguardano la realizzazione di una sala per il comando complesso con approntamento di sistemi per videoconferenza, l’ampliamento dei ‘quadrati’ ufficiali e sottufficiali per loro momenti relax, la realizzazione di una sea-cabin per il comandante in adiacenza alla plancia. Obiettivo dichiarato da De Giorgi: innalzare comfort e capacità operative, soprattutto in caso di missioni internazionali e di lunga durata, come nelle operazioni antipirateria.

Fu al termine di una di queste, nell’aprile del 2016, che il contrammiraglio capo-missione Stefano Barbieri, nel pieno della bagarre mediatica, si espresse positivamente in ordine all’efficacia delle soluzioni adottate. Ma la procura della Corte di conti, all’esito in progress di un’inchiesta passata da analisi di documenti e audizioni, ha ritenuto di mettere le mani avanti rispetto al fumus del danno erariale, chiedendo il sequestro di beni dell’ammiraglio De Giorgi.

"Sono tranquillo, nel corso della quarantennale carriera al servizio della Repubblica ho sempre agito nel rispetto delle norme, con estrema correttezza, badando al perseguimento dell’efficienza operativa della Marina Militare. Attendo fiducioso l’esito delle indagini; è pendente un procedimento; non è stato assunto alcun provvedimento giudiziale", dice l’ammiraglio. Pronto a fare valere, quando si aprirà fase delle controdeduzioni, le sue ragioni. Così come fece nell’ambito dell’inchiesta della procura di Potenza nella quale fu coinvolto con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio per il trasferimento dell’ammiraglio Stefano Camerini da Augusta alla Spezia, accusa poi archiviata in fase d’inchiesta.

Ciò mentre sono pendenti dei procedimenti a seguito delle denunce di De Giorgi per diffamazione in relazione alla divulgazione del dossier anonimo che lo dipingeva come fautore di spese per capriccio, indicando anche quelle oggetto ora dell’offensiva della Procura della Corte dei conti.

No comment, intanto, dall’ufficio stampa della Marina Militare, scottato dal fatto che, per capire meglio la portata dei fatti, sono stati chiesti lumi ad alti ufficiali.