Firenze, 26 luglio 2017 - Un po' come gli incubi notturni che sembrano non avere mai fine, 49 anni dopo il primo delitto in quella campagna toscana che odorava di stoppie e fieno raccolto, l’Italia scopre che la storia mandata in archivio come «Il Mostro di Firenze» potrebbe avere un altro movente addirittura apocalittico. Perché 16 morti dopo e dopo una storia processuale infinita e straziante, la procura di Firenze ha riaperto a sorpresa il volume che sembrava chiuso del Romanzo del Mostro, mettendo nel mirino un uomo di 86 anni il cui passato ha molti lati oscuri, ma ipotizzando una nuova linea investigativa al limite del credibile: non più delitti attribuibili a un gruppo di sbandati dediti all’alcol e alla prostituzione hard discount, quali erano i compagni di merende di Pacciani &. C, ma una tragedia legata addirittura a una sciagurata «pista nera», delitti studiati a tavolino in ambienti eversivi per distrarre da ciò che succedeva nel Paese, con le vittime che non sarebbero state scelte a caso ma mirate.

Un urlo nel niente, un graffio in cielo? A leggere il disegno iper complottista, il sospetto purtroppo viene. Per carità: anche se l’eco dei delitti del Mostro si è spenta da tempo, tutto ciò che può contribuire a fare chiarezza intorno al caso, è ancora oggi cosa buona giusta. Le grida manzoniane, i polveroni senza costrutto, aggiungono solo caos al caos.Tradendo il legittimo desiderio di Giustizia. E ferendo per primi i familiari di quelle povere 16 vite innocenti, che di tutto hanno bisogno tranne che di nuovo dolore inutile.