Firenze, 5 gennaio 2018 - Incredibile, ma vero. Anzi, come dice il professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, istituzione simbolo per la difesa e la diffusione della lingua italiana, «proprio una follia». Il 27 dicembre il ministero dell’Università e della Ricerca ha reso pubblico l’atteso bando per il finanziamento dei progetti universitari di interesse nazionale.

E cosa è successo di tanto paradossale? «Il ministero questa volta ha imposto che la domanda debba essere compilata esclusivamente in lingua inglese».

Professore, questo bando proprio non le va giù.

«Non mi è piaciuto proprio. Così come non è piaciuto a tanti colleghi italianisti che mi hanno chiamato al telefono o scritto per posta elettronica».

A maggior ragione se chi lo presenta è il nostro ministero dell’Università e Ricerca che dovrebbe avere a cuore l’italiano anche badando alla forma linguistica di una domanda.

«La mia non è solo una protesta simbolica di difesa della nostra lingua. Voglio sottolineare che la scelta di abolire l’italiano in una domanda rivolta alla pubblica amministrazione, a un ministero, è suicida e autolesionista».

In Europa non si comportano così?

«Spagna, Francia, Germania: nessuno fa scelte di questo tipo».

Lei ha scritto un lungo intervento sul sito Internet dell’Accademia per denunciare questa «offesa».

«Mi hanno chiamato tanti colleghi che non erano d’accordo...».

È la prima volta che l’italiano viene cancellato da un bando di questo tipo.

«Sì, ed è una scelta assurda. Nel 2012 si richiese una domanda compilata contemporaneamente in lingua italiana e in lingua inglese. Nel 2015 si lasciò la libertà di adottare l’inglese o l’italiano».

Soluzioni adeguate al rispetto della nostra lingua.

«Certo. Nel 2012 si affiancava alla lingua nazionale la lingua inglese, nella quale il progetto, per certe discipline, può essere sottoposto al giudizio di studiosi stranieri. Nel 2015 si affidava la scelta alla progettualità di chi presentava la domanda. Molto probabilmente un astrofisico preferirà redigere la domanda in inglese mentre un italianista sceglie l’italiano, più conveniente alla propria disciplina».

Nel 2017 solo inglese.

«Non eravamo mai arrivati all’abolizione della nostra lingua. Eppure la Corte Costituzionale con la sentenza numero 42/2017 ha definito le regole d’equilibrio tra inglese e italiano nell’università».

Sarà stata la mano di un burocrate...

«Non sappiamo chi sia stato. Confidiamo che il ministero ci ripensi e al più presto. Il professor Serianni, nostro accademico, nei prossimi giorni incontrerà la ministra Fedeli e le sottoporrà il problema».

Quale soluzione auspica l’Accademia della Crusca?

«Il bando deve essere cambiato. Per un motivo non solo di forma, ma di sostanza».