Felice Riva
Felice Riva

Viareggio, 27 giugno 2017 - Protagonista del boom economico del Dopoguerra. Ma anche di un clamoroso crack che lo costrinse alla rocambolesca fuga all’estero. In ogni caso un simbolo indiscusso degli anni Sessanta. Il nome di Felice (Felicino) Riva è legato a doppio filo con la storia economica di un’Italia di altri tempi, godereccia e ardita: ieri pomeriggio l’ex tycoon del cotone è spirato a 82 anni all’ospedale Versilia, lasciando nel dolore la compagna Vigdis Christiansen e i figli Raffaella (cantante del Gruppo Italiano, celebre negli anni ‘80), Giulio, Carlotta e Maria e i tre nipoti Raffaella, Veronica e Margherita.

Felice era figlio di Giulio Riva, proprietario del Cotonificio Vallesusa in Lombardia. Nel 1960, dopo l’improvvisa morte del padre, si trovò alla guida dell’azienda che contava 15mila dipendenti, oltre che della miriade di società commerciali e finanziarie controllate. Una vita che prometteva sviluppi da mille e una notte, e che invece ebbe inaspettati colpi di scena da romanzo: dal primo matrimonio nel 1958 con Luisella Stabile alle ardite operazioni di alta finanza. L’imprenditore lombardo, nella sua costante ascesa, nel 1963 successe ad Andrea Rizzoli e diventò presidente del Milan fino al 1965.

Poi l’impero si è sgretolato: operazioni finanziarie andate male e il fallimento del gruppo tessile di famiglia. La storia del Cotonificio Vallesusa è arcinota con 8mila operai a casa e guai giudiziari per bancarotta fraudolenta per il ‘biondino’ Felice Riva che nel 1969, per salvarsi dal carcere, si trasferì a Nizza, Parigi, Atene e infine Beirut.

«Chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo», cantò allora Rino Gaetano nella sua celebre canzone «Il cielo è sempre più blu», proprio riferendosi alle traversie di Riva. Che ispirarono anche Antonello Venditti per la sua «Lo stambecco ferito» datata 1975. Proprio in Libano, nel 1973, conobbe l’attuale compagna di vita, l’hostess norvegese Vigdis Christiansen: dalla loro unione è nata l’ultima figlia Maria.

Nel 1982 Felice Riva (proprio il 15 giugno, giorno del suo compleanno) rientrò in Italia. Fino  al 1990 ha abitato con la famiglia tra Lugano e Saint Moritz e dal 1990 si era trasferito nella villa dell’esclusivo quartiere di Roma Imperiale a Forte dei Marmi, acquistata negli anni ‘60 e frequentata in gioventù tra serate in Capannina e drink nei locali più esclusivi.

Non era difficile notare il ragionier Riva al Forte: grande sportivo, passava ore di relax al tennis Roma ed è stato socio fondatore del Versilia Golf club. Notoria la sua passione per le belle auto e la Fomula Uno (girava in Bentley o sull’ultimo modello Mercedes) ma anche per la buona cucina, tanto da essere affezionato cliente di ristoranti come Lorenzo, Madeo e il Bistrot.

Al lusso abbinava un’innato amore per le cose semplici: il giardinaggio, i cani e quell’abitudine di fare periodicamente la spesa all’Esselunga o la colazione al bar Principe o di assaporare il tramonto al bagno Alcione e, in anni più recenti, al Costanza. Da un paio di anni le condizioni di salute l’avevano costretto a ritirarsi. La camera ardente è stata allestita all’ospedale Versilia; i funerali si terranno venerdì alle 11,30 nella chiesa di Sant’Ermete.