Il maestro Volpintesta. A lavoro per i giovani : "Il Festival è un’opportunità per la città e per la danza"

Il primo ballerino è direttore artistico delle lezioni e dell’evento in conclusione oggi "Vorrei dare un insegnamento di vita, perché ballare significa anche impegno e sacrificio" .

Il maestro Volpintesta. A lavoro per i giovani : "Il Festival è un’opportunità per la città e per la danza"

Il maestro Volpintesta. A lavoro per i giovani : "Il Festival è un’opportunità per la città e per la danza"

di Gaia Parrini

Ha ballato tutto quello che un ballerino può immaginare e sognare di ballare, Andrea Volpintesta, ma non ha mai smesso di sognare, e immaginare. Per sé, ma soprattutto per chi a quello che lui è stato, ed è, guarda e aspira. Come le nuove generazioni su cui Volpintesta, da anni, con il Jas Art Junior e, adesso, con il Festival della Danza di Viareggio, punta e scommette.

Andrea, lei stesso all’età di 11 anni ha vinto una borsa di studio alla Scala, dove poi è diventato primo ballerino. Dimostrazione di quanto siano importanti occasioni come il Festival della Danza...

"Sì, l’idea come insegnante è anche far capire ai ragazzi che noi, che siamo primi ballerini, abbiamo fatto lo stesso identico percorso che stanno facendo loro. Vorrei riuscire a trasferire questo valore. Non solo la tecnica ma molto altro anche a livello personale".

Cosa l’ha spinta a divenire insegnante e a portare avanti inziative che puntano sui giovanissimi?

"Ho ballato tutto quello che un aspirante ballerino può immaginare, o sperare, di ballare. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di continuare a fare qualcosa anche non ballando, con un progetto che partisse da me. Così è iniziato nel 2013, con Sabrina Brazzo, il Jas Art Ballet, , il nostro ensemble andato avanti fino al 2019, per dare possibilità agli appena diplomati in accademia di ballare e di farlo con professionisti e primi ballerini. Poi il Covid ha infranto questo progetto che è poi continuato con il programma junior, dedicato alla formazione dagli 11 ai 17 anni"

Una linea seguita anche dal Festival di Viareggio...

"Sì! Devo dire che l’amministrazione comunale e soprattutto l’assessore Salemi hanno dato un grande supporto e in particolare una sana progettualità. Pperché siamo sulla stessa linea di idee, sappiamo entrambi che è un evento che può diventare centrale, per la città e per la danza".

Ed è già cresciuto molto.

"In questi 4 anni c’è stato un continuo sviluppo e oggi siamo in una location come quella del Principino che dà un senso di internazionalità e che è apprezzata, sia dai docenti, internazionali, appunto, che arrivano ad esempio da New York o Londra, ma anche dalle famiglie che vengono da fuori".

L’insegnamento più importante che speri di comunicare?

"Un insegnamento di vita, perché è questo che è la danza. Ed è una vita diversa, particolare. Ed è anche l’approccio, dunque, ad essere diverso. Ci vogliono impegno, sacrificio e rinunce. Per questo dico sempre che il ballerino è un essere speciale".

Sono aumentate anche le scuole partecipanti.

"C’è stata una crescita di interesse, anche per le masterclass. Ho lavorato molto perché capissero che è un’opportunità per le allieve, ma anche per le scuole, perché gli insegnamenti appresi arrivano poi anche nelle loro aule. In più abbiamo aperto le lezioni agli insegnanti, anche con le masterclass di oggi con Derevianko".

Che tipo di lezioni saranno?

"Specifiche di un programma che è quello della tecnica accademica classica Baganova, insegnante russa. E Derevianko, che è stato nella scuola Bolshoi e primo ballerino, credo sia l’incarnazione perfetta per l’accademia baganova".

E lei, invece, come si definerebbe?

"Mi piace pensare di essere un artista della danza. Ma mi piace anche organizzare le cose, farle con professionalità e precisione, condividendole con gli altri".

Se le chiedessi di guardare indietro alla sua carriera?

"La nostra vita va a 300 all’ora, si corre e si fa. E spesso non ci si accorge di quanto si fa e dell’importanza delle cose che si fanno. Ho lavorato a stretto contatto con i più grandi e per me, in quel momento, era in qualche maniera normale. Ma oggi, se mi giro e mi guardo indietro, mi chiedo come ho potuto fare tutto quello che ho fatto. Quanto ho fatto? Adesso me ne rendo conto, di quello che ho fatto, di quanto so, e di quanto posso insegnare. L’importante è trovarsi, dall’altra parte, persone che vogliono imparare".