Il ciclone Ciaran e la (vera) cura del territorio

La scienza ha previsto l'arrivo di un ciclone in Italia, ma la prevenzione è spesso respinta dall'agenda politica. Per evitare tragedie, bisogna mettere da parte i furori ideologici e affidarsi alla scienza.

Strambi

Sì perché nel frattempo la scienza ha raggiunto nuovi traguardi. Già. I modelli meteorologici, infatti, avevano inquadrato per tempo (e molto bene) l’arrivo di un ciclone che avrebbe colpito l’Italia. E, in forza di questo, sono state emesse le allerte. Ciaran è stato ampiamente previsto nei giorni precedenti sia come traiettoria che come intensità. E qui entra in gioco la capacità di fare prevenzione. Un termine che sentiamo ripetere spesso e che con, altrettanta, ostinazione continuiamo a respingere dall’agenda politica del nostro Paese. A tutti i livelli, ben inteso. Del resto gli interventi di manutenzione del territorio non hanno un ritorno politico immediato. Così chi si trova ad amministrare, spesso, preferisce rimandare. Facilitato in questo anche dalle minoranze rumorose. Per fare un esempio concreto pensiamo alla foga con cui nei mesi scorsi una di queste minoranze si è accanita contro il sindaco di Pietrasanta Alberto Giovannetti e la sua amministrazione per il progetto di sostituzione degli alberi malati sul viale Apua. Ecco, lunedì scorso, solo per una pura fatalità – la chiusura, va detto per onestà, è stata decretata con un certo ritardo – non ci sono state vittime. Eppure è proprio sul viale Apua che due piante sono cadute, spazzate via dal vento, come stuzzichini, mentre transitava un’automobile con due ragazze. È andato tutto bene, per fortuna. Mentre, per mesi, contro quel progetto di sostituzione il martellamento social della minoranza rumorosa è andato avanti con toni minacciosi. Sebbene, come osservava lo stesso Giovannetti in un comunicato del 27 aprile scorso, "le prime sostituzioni che abbiamo effettuato nel tratto più a mare ce l’hanno confermato: i tronchi ormai cavi dei tigli, il legno è marcio". Ecco, la vera sfida è questa mettere da parte i furori ideologici, affidarci di più alla scienza (la pandemia ci avrebbe dovuto già aver insegnato qualcosa) e assumere le decisioni che servono per la comunità. Anche se costano qualche mugugno. Sempre meglio che piangere i morti. O no?