Stava nascendo l’epopea delle notti magiche. Inseguendo un gol. E infatti Gianna Nannini ed Edoardo Bennato intonavano la canzone ufficiale che fu la colonna sonora di un’estate italiana anche se purtroppo non si tinse di azzurro. Trent’anni fa, domani. 8 giugno 1990: si aprono i campionati del mondo dello sport più bello del mondo. Il calcio. E Viareggio in quella ribalta televisiva planetaria c’era. Il comitato organizzatore di Italia 90 capeggiato da Luca di Montezemolo scelse i maestri della cartapesta per una parte suggestiva della manifestazione inaugurale seguite (udite, udite) da due miliardi di...

Stava nascendo l’epopea delle notti magiche. Inseguendo un gol. E infatti Gianna Nannini ed Edoardo Bennato intonavano la canzone ufficiale che fu la colonna sonora di un’estate italiana anche se purtroppo non si tinse di azzurro. Trent’anni fa, domani. 8 giugno 1990: si aprono i campionati del mondo dello sport più bello del mondo. Il calcio. E Viareggio in quella ribalta televisiva planetaria c’era. Il comitato organizzatore di Italia 90 capeggiato da Luca di Montezemolo scelse i maestri della cartapesta per una parte suggestiva della manifestazione inaugurale seguite (udite, udite) da due miliardi di spettatori grazie a 115 nazioni collegate. Come ebbe modo di scrivere Simone Pierotti sulla rivista ufficiale del nostro Carnevale, Piero Zuffi, il regista della cerimonia bussò alla porta del costruttore Arnaldo Galli dopo esiti infruttuosi a Venezia e Cinecittà: il Carnevale di Viareggio era la sua ultima speranza. Ma non era una soluzione di ripiego. Il decano dei carristi viareggini in pochi giorni partorì un’idea semplice ma geniale: i costruttori avrebbero realizzato 24 palloni tagliati a spicchi, ognuno con i colori di uno dei Paesi partecipanti, che al momento opportuno si sarebbero dischiusi come margherite, sprigionando centinaia di palloncini. Sul cerchio di centrocampo si trovava una mongolfiera ricoperta da fiori che le conferivano l’aspetto di una palla da calcio. Non fu necessario ricorrere a particolari effetti speciali o tecnologie stupefacenti. Bastò tenere chiusi i “petali” con chiodini e fascette e collegare i palloni-margherite con un filo di nylon. Il filo sarebbe stato collocato su una batteria incandescente che l’avrebbe spezzato, facendo così aprire i petali dei palloni in simultanea. Semplice ma al tempo stesso geniale. I lavori furono coordinati dallo stesso Galli e da altri due veterani come Raffaello Giunta e Carlo “Bocco” Vannucci e coinvolsero tanti: non era mai accaduto che nuove leve e vecchia guardia lavorassero a stretto contatto. Dopo le prove generali sul campo da calcio della Vigor, arrivò il grande giorno a Milano: tensione alle stelle ma tutto filò liscio e il pubblico di San Siro rimase a bocca aperta. Travolta dall’esito sorprendente della gara inaugurale che seguì il vernissage e che vide i campioni del mondo in carica dell’Argentina di Diego Maradona perdere in modo clamoroso contro il Camerun (grazie a una rete del carneade Francois Oman Biyik), la stampa nazionale non riservò una particolare enfasi per la performance dei carristi viareggini che invece ‘bucò’ i televisori. Fu bello vedere Viareggio e il suo Carnevale tra le eccellenze d’Italia. Nella manifestazione inaugurale - che a un Mondiale di calcio come a un’Olimpiade narra l’epopea del Paese organizzatore - c’era la moda, con gli stilisti Gianfranco Ferré, Missoni, Mila Schön e Valentino chiamati a disegnare i costumi simbolo dei 4 diversi continenti rappresentati ai Mondiali. C’era la lirica, con le note dell’ Aida di Verdi. E c’era l’arte del Carnevale di Viareggio. Non male come considerazione.

Enrico Salvadori