Il pescatore Giacomo dà da mangiare al gabbiano del Molo
Il pescatore Giacomo dà da mangiare al gabbiano del Molo

Viareggio, 12 gennaio 2021 - È la storia commovente di un’amicizia tra un uomo e un giovane gabbiano sfortunato, che ha perso una zampina. Una fiaba dei giorni nostri quella di Pietro (ormai ribattezzato “il gabbiano del Molo”) e il pescatore Giacomo, che lo ha salvato da morte certa e che tutte le albe lo accudisce come un figlio. Perché ogni mattina alle 7, mentre monta il banco del pesce sul Lungocanale, Pietro sospende il suo volo e lo va a trovare.

"Lo rinvenni per terra attorcigliato ad una rete da canna da pesca, ingabbiato nel nylon, sanguinante, con l’amo in bocca e una gambetta ormai compromessa - racconta Giacomo Castiglia, 69 anni e una vita a solcare i mari con la sua imbarcazione “Maria“ -. Probabilmente si era avventato su una preda di qualche pescatore, aveva tentato di liberarsene ma non ce l’aveva fatta". Una sorta di tela dell’uomo ragno, da cui il pescatore quel gabbiano l’ha liberato e salvato. E così Pietro è tornato, anche se menomato, a viaggiare nel cielo. L’amico uomo l’ha ormai adottato, e gli lascia ogni giorno in serbo un po’ di pescato assieme agli altri colleghi: triglie, sugarelli, sardine. "L’ho chiamato Pietro in ricordo di un aneddoto: cinquant’anni fa sbarcai in Capraia dopo una nottataccia in bianco, senza aver racimolato niente, con la Lampara “Burlamacco” - racconta Giacomo - e vidi una vecchietta che continuava a chiamare “Pietro! Pietro! Pietro! Poco dopo arrivò un gabbiano a mangiare nella ciotolina, e ciò mi rimase impresso. Per noi pescatori l’arrivo ogni giorno del giovane gabbiano senza la zampina, è diventato un momento di gioia in questo periodo difficile: è freddo, c’è poco pesce, c’è crisi e quindi poco lavoro".

La favola di Pietro è parallela a quella di “Ettore il gatto dei pescatori”, a cui è dedicata l’omonima statua sul Molo di Viareggio. "Saranno stati sicuramente amici", come narra Sepulveda nella “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, in quel tratto crocevia di tante vite ed incontri. Un’altra storia che conferma come gli animali ci stupiscono sempre. Nella viaregginità più recente si ricordano anche le storie del cinghialino Ugo, adottato dagli abitanti della Darsena, e del cane Pippo, a cui è dedicata una statua sul Belvedere a Torre del Lago. Ora c’è la fiaba di Pietro e Giacomo a farci sognare.