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13 mag 2022

Caro estinto, sospensione esagerata

Il Tribunale del riesame cancella la misura contro una dipendente Asl: l’ipotesi di reato non la prevede

Cancellata l’interdizione dai pubblici uffici: contro la dipendente Asl ci sarebbero scarsi elementi di prova
Cancellata l’interdizione dai pubblici uffici: contro la dipendente Asl ci sarebbero scarsi elementi di prova
Cancellata l’interdizione dai pubblici uffici: contro la dipendente Asl ci sarebbero scarsi elementi di prova

Buone notizie per uno dei dieci indagati nella maxi inchiesta sui funerali “pilotati“. Si tratta di una dipendente dell’Asl, di 51 anni, alla quale è stata revocata la misura cautelare ordinata dal gip del Tribunale di Lucca, che aveva disposto la sospensione della donna per sei mesi dall’esercizio di qualsiasi servizio o funzione pubblica. La vicenda è legata a un caso giudiziario partito nel 2020 con l’esposto in Procura che ha acceso i fari su un presunto sistema di corruzione e di abusi d’ufficio tra personale ospedaliero, medici e agenzie funebri. Secondo l’accusa, i medici avrebbero sfruttato la propria posizione per indirizzare i familiari dei defunti ad aziende funebri ben precise per l’organizzazione dei funerali. Con quest’ultime, a loro volta, accusate di aver tentato di corrompere i medici con regali quali bottiglie di vino e soldi. Per un totale, come detto, di dieci indagati: due medici, due necrofore, un’infermiera ancora in attività all’ospedale “Versilia“, un infermiere in pensione, due sue collaboratrici e due responsabili di altrettante onoranze funebri.

Ma una delle due necrofore sospese, la 51enne appunto, attraverso gli avvocati Fabrizio Miracolo e Roberto Cappa ha fatto valere le proprie ragioni e il suo ricorso contro l’ordinanza del gip è stato accolto dal Tribunale distrettuale del riesame di Firenze, con il dispositivo dell’ordinanza depositato due giorni fa. Sono due le argomentazioni alla base della richiesta di revoca delle misure interdittive: la prima riguarda "l’insussistenza della gravità indiziaria derivante dall’inutilizzabilità delle intercettazione telefoniche", l’altra invece "l’assenza di esigenze cautelari attuali in relazione al tempo trascorso dalla commissione dei fatti e dalla personalità dell’indagata emerso dal comportamento tenuto successivamente ai fatti".

In sostanza, secondo Miracolo e Cappa nell’ordinanza con cui il 24 marzo il gip Trinci ha disposto la sospensione della donna mancavano le condizioni di applicabilità dell’articolo 273 del codice penale. Significa che l’ipotesi reato a lei contestata non prevede la misura cautelare disposta dal gip. Per quanto riguarda le intercettazioni, in particolare, queste non potevano essere utilizzate quando è caduta l’accusa di corruzione per un solo episodio. "L’indagine era stata autorizzata per un’ipotesi di corruzione – spiegano i due avvocati difensori – ma i risultati delle intercettazioni hanno escluso l’ipotesi formulata e così il pm ha ripiegato per la qualificazione di abuso d’ufficio". I legali, infine, ritengono che non ci sia alcun rischio che la donna possa rendersi responsabile di ulteriori condotte illecite alla luce della professionalità dimostrata sul lavoro.

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