Il sopralluogo degli investigatori dopo l'esplosione della bomba
Il sopralluogo degli investigatori dopo l'esplosione della bomba

Firenze, 12 febbraio 2019 - «Si trattava di un ordigno a tempo che sarebbe esploso comunque senza bisogno di altre azioni esterne. Così capii che si doveva intervenire il prima possibile, e in questi casi la sicurezza dell'operatore, fino anche la sua vita, viene messa in secondo piano». Così l'artificiere della polizia di Mario Vece, rimasto ferito gravemente, ha raccontato i momenti precedenti all'esplosione della bomba posizionata la notte di Capodanno 2017 davanti alla libreria Il Bargello a Firenze (libreria  riconducibile a Casa Pound), parlando al processo che vede imputati a vario titolo 39 anarchici. Vece, investito dall'esplosione, rimase gravemente ferito.

Rispondendo prima alle domande dei difensori, che lo hanno citato come teste, e a quelle del pm Filippo Focardi durante il controesame, il poliziotto ha raccontato di come sia intervenuto «con la divisa da specialista ma senza tuta protettiva», per agire velocemente, perché il rischio che l'ordigno artigianale esplodesse, in un'area dove si trovavano finestre e portoni da cui potevano uscire persone, era molto alto. «Non ho fatto in tempo a manipolare l'ordigno, ricordo di non averlo preso in mano», ha anche detto in aula. «Quello di Vece è stato un tipo di intervento - ha spiegato il suo legale, avvocato Federico Bagattini - nel quale la sicurezza dell'operatore soccombe rispetto a quella pubblica».

La notte di Capodanno 2017, richiamato in servizio quando ormai era quasi arrivato a casa, Vece si chinò sull'ordigno, tenendo in mano una pinza con la quale tagliare i fili e disattivarlo, ma fu investito da un'improvvisa esplosione: «Ricordo che sono saltato in aria e caduto a terra», ha raccontato. Per le gravi ferite riportate, ha continuato il poliziotto rispondendo alle domande del suo difensore avvocato Federico Bagattini, «non ho mai ricevuto scuse». «Ancora oggi - ha aggiunto - ci sono persone che si divertono a scrivere frasi denigratorie sui muri o volantini in cui si festeggia per la perdita di un'occhio». «Sono cose che mi riportano le mie figlie adolescenti» ha detto ancora. Di recente l'artificiere ha presentato una querela per delle scritte denigratorie verso di lui apparse sui muri di Firenze.