Aula scolastica
Aula scolastica

Perugia, 11 marzo 2021 -  «Nel bilanciamento tra il pubblico interesse alla salute pubblica e l’interesse alla frequentazione scolastica (peraltro nella specie assicurata a distanza), il primo deve essere ritenuto prevalente, in presenza di una grave situazione epidemiologica regionale". E’ una decisione secca e scritta in meno di 18 ore quella con cui il presidente del Tar dell’Umbria, Raffaele Potenza, respinge la richiesta di sospensiva dell’ordinanza della presidente Donatella Tesei che il 5 marzo scorso aveva prorogato lo stop alle lezioni in presenza per le scuole di ogni ordine e grado.


E stavolta a chiedere che si ritornasse in classe non era stato un comitato, come nelle precedenti occasioni, ma l’avvocato Francesco Calabrese, ex assessore del Comune di Perugia, che ha un figlio che frequenta il liceo classico. Calabrese più volte ha detto la sua sui social, criticando aspramente le decisioni della Regione. E alla fine ha presentato un ricorso lungo 26 pagine proprio "in nome del figlio". "Mi trovo obbligato a ricorrere alla mia professione nella ormai disperante situazione nella quale continua ad essere costretto mio figlio – scrive –. Da ormai un anno chiuso in camera davanti allo schermo di un pc, come tutti i suoi amici e studenti delle scuole superiori perugine, ai quali continua ad essere negato il rientro in classe. Con gravissimo e crescente irreparabile danno a loro primari diritti umani, calpestati con una nonchalance che fa ormai impressione". L’avvocato Calabrese ripercorre via via le chiusure che hanno interessato le scuole da settembre ad oggi, fino ad arrivare all’ultima avviata il 31 gennaio scorso, giustificata dalla Regione – nonostante fossimo in zona rancione – con la presenza delle varianti. "Ma sia essa inglese o brasiliana – scrive Calabrese –, hanno quale unica novità quella di avere maggiore capacità di circolazione, in egual misura in tutte le fasce d’età, come riporta Alberto Villani, responsabile del reparto di Malattie Infettive del Bambin Gesù di Roma, e senza alcun altro fattore di rischio aggiuntivo rispetto al ceppo originario".
 

Ma nel ricorso il legale fa notare che "va necessariamente ricordato che nel Cts regionale e gruppo epidemiologico umbro, l’intangibile e insindacabile riferimento sanitario di queste ordinanze regionali, siedono i principali soggetti a vario titolo responsabili di questa desolante gestione dell’emergenza umbra. Gli stessi che poi, vorrebbero ancora costringere i ragazzi perugini davanti quello schermo del pc. Poi la questione di diritto, chiamando in causa l’ulto Dpcm, quello firmato da Draghi, e ne contesta la "violazione, falsa, errata applicazione" con "eccesso di potere per carenza assoluta di motivazione. Sviamento. Illogicità manifesta. Travisamento, erronea valutazione dei fatti". Con una lunga sottolineatura sulla pressione che sta subendo la sanità a "causa della particolarità dei focolai in ospedali e Rsa".