Un ospedale non Covid, ma con la possibilità di accogliere pazienti sospettati di aver contratto il virus. Esattamente come nella prima fase dell’emergenza. E’ questa la decisione che la Regione ha assunto in merito al Santa Maria della Stella che, la scorsa primavera, venne ad un certo punto utilizzato per ospitare i pazienti nella cosiddetta "area grigia", cioè un piccolo reparto in cui venivano tenuti in osservazione i pazienti in attesa di una diagnosi definitiva che, nel caso di positività,...

Un ospedale non Covid, ma con la possibilità di accogliere pazienti sospettati di aver contratto il virus. Esattamente come nella prima fase dell’emergenza. E’ questa la decisione che la Regione ha assunto in merito al Santa Maria della Stella che, la scorsa primavera, venne ad un certo punto utilizzato per ospitare i pazienti nella cosiddetta "area grigia", cioè un piccolo reparto in cui venivano tenuti in osservazione i pazienti in attesa di una diagnosi definitiva che, nel caso di positività, comportava il trasferimento negli ospedali umbri deputati a curare i casi di Covid. Adesso sarà la stessa cosa, nella speranza che l’organizzazione sia ora meglio rodata rispetto ai mesi della prima ondata quando c’erano state iniziali difficoltà organizzative a cui si era aggiunta la chiusura di tre reparti a causa della positività di un infermiere residente a Fabro.

Il commissario straordinario della Asl Massimo De Fino spiega come sarà la nuova organizzazione dell’ospedale e il suo ruolo nel contesto della rete sanitaria regionale. "Ad Orvieto – spiega De Fino – abbiamo già disposto nuovamente l’attivazione dell’area grigia da quattro posti. Li abbiamo già occupati tutti, ma ieri due pazienti sono stati trasferiti all’ospedale di Foligno e ora contiamo di fare altrettanto con gli altri due, trasferendoli o a Foligno o a Terni". L’area grigia avrà la funzione di gestire i pazienti della zona in caso di ulteriori necessità e fare da filtro prima di eventuali ricoveri negli ospedali covid di Pantalla e Spoleto. Nella fase più acuta e convulsa della prima emergenza, il Santa Maria della Stella era stato poi utilizzato anche per ospitare i contagiati. Era stato infatti allestito il reparto di terapia intensiva con cinque posti disponibili che erano stati subito utilizzati completamente.

"Al momento non è necessario prevedere posti di questo tipo al Santa Maria – dice De Fino – attiveremo Orvieto come Covid solo se l’emergenza ne richiederà l’utilizzo". Per ora si rimane dunque incollati a seguire l’andamento dei contagi anche per quanto riguarda le funzioni che potrà svolgere l’ospedale. Ad aprile, la protezione civile, con la consulenza dell’ex primario del pronto soccorso Franco Barbabella , aveva anche predisposto un piano che prevedeva l’utilizzo di due alberghi ad Orvieto e a Baschi, per ospitare i pazienti dimessi dall’ospedale, ma obbligati alla quarantena. Di quel progetto non se ne fece poi niente, ma è sempre pronto in caso di necessità, nella speranza che bastino le misure adottate finora dalla Regione.

Cla.Lat.