Aldo Aldini è figlio d’arte, suo padre era il Mago Haldin specializzato in numeri di ’escapologia’
Aldo Aldini è figlio d’arte, suo padre era il Mago Haldin specializzato in numeri di ’escapologia’

di DONATELLA MILIANI

Perugia, 22 ottobre 2018- Si può leggere il pensiero senza avere doti telepatiche o poteri sovranaturali? «Sì, si può», parola di Aldo Aldini, 43 anni, mentalista di Terni. Uno dei pochissimi professionisti italiani (è anche nel direttivo dell’associazione nazionale) protagonisti di spettacoli di grande effetto richiesti anche all’estero. «Cos’è il mentalismo? Una forma di intrattenimento – spiega –, una branca dell’illusionismo che ‘mixa’ diverse tecniche psicologiche per ottenere risultati sorprendenti per il pubblico».

Come è nata questa passione e quanto ha studiato?

«Sono nato in una famiglia particolare, mio padre faceva questo lavoro. O meglio, era specializzato in escapologoia alla Houdini. Famoso il suo numero, andato anche in Eurovisione, in cui si fece legare in una camicia di forza a penzoloni sulla Cascata delle Marmore. C’era una miccia accesa sulla corda che lo sosteneva che, in caso la liberazione non fosse avvenuta entro certi tempi, avrebbe spezzato il cavo. Era il 1987 e io, che allora avevo pochi anni, ero lì insieme a mio fratello. Ricordo il calore dell’abbraccio alla fine del numero. Riuscito ovviamente»

Figlio d’arte insomma

«Era un lavoro che mi affascinava, anche per l’opportunità di essere sempre in viaggio. Oggi mio padre, che all’inizio era contrarissimo, mi segue. Mi aiuta nell’allestimento degli spettacoli. In particolare sugli aspetti tecnici. Ho riproposto ad esempio un suo numero in cui usciva da una vasca ammanettato. Spettacoli in cui esiste sempre un rischio reale. Certo, se io fallisco c’è un assistente pronto a intervenire...».

Ma un lavoro così dà da vivere?

«Certo. Ho una media di quattro spettacoli a settimana. In Italia e all’estero. Richieste arrivano soprattutto da chi organizza meeting aziendali. Un mercato molto florido».

Ha anche partecipato a Italia’s got talent nel 2011 e poi ad altri programmi tv.

«E’ vero e ci sono in cantiere altre cose. Però non cerco pubblicità in tv. Essere conosciuto è una conseguenza del mio lavoro. Lo faccio da quando avevo 16 anni. Cominciai per caso: volevo procurarmi i soldi per le vacanze. Un locale mi offrì di esibirmi come prestidigiatore. Capìi subito che era la mia vera vocazione. Da lì iniziai a studiare seriamente magia. Il mentalismo è arrivato più tardi».

Ha figli?

«Uno, di 6 anni che già si diverte a ‘giocare’ con l’ipnosi. Stupisce i suoi amichetti...»

Impossibile mentire con lei.

«Chissà. Gli scettici? Pochi in realtà. Tanti invece quelli che pensano che io abbia doti particolari. E puntualmente mi ritrovo a spiegare loro che non si tratta di miracoli e che seguendo gli studi giusti tutti possono fare le stesse cose. Quando ero solo un mago e assistevo agli spettacoli dei mentalisti pensavo che fossero tutti d’accordo. Poi studiando ho capito che non era così»

Un esempio dei suoi numeri stupefacenti?

«Mi siedo al pianoforte. Qualcuno del pubblico si mette alle mie spalle e mi tocca con le mani pensando una canzone. Io, a occhi chiusi, gliela suono...»

Qualche errore?

«Può succedere. La mente delle persone è complessa, ma il pubblico non se ne accorge mai»

Si esibisce in feste Vip?

«Sì, spesso: politici, attori... Nomi? Solo di chi ha rivelato di avermi chiamato come Heather Parisi, le figlie di Berlusconi e il fratello Paolo. Ma ci sono anche tanti imprenditori del nord e del sud, e politici sia di destra che di sinistra»

Le hanno mai chiesto consigli per le campagne elettorali?

«Sì, ma non direi mai nè per chi nè se e come sono intervenuto»

Quando torna a casa?

«Preparo nuovi numeri. E poi ho un locale a Terni dove faccio spettacoli ‘face to face’. E’ divertente»

Negli Usa i mentalisti collaborano anche alla risoluzione di casi criminali complessi. Le è mai capitato di essere chiamato qui in Italia per delle consulenze di tipo giudiziario?

«Sì, più di una volta. In modo ufficioso ovviamente. Mi hanno fatto vedere le videoregistrazioni di alcuni interrogatori. Svelavo loro quando la persona interrogata rispondeva mentendo e a cosa invece in realtà stava pensando. Ci sono segnali chiari. I casi? Cinque, tutti esterni all’Umbria. In quattro l’aiuto è stato importante per portare alla soluzione del caso...»