Perugia, 11 marzo 2015 - «IL VERO MIRACOLO è l’amore tra Francesca e Antonio, i genitori della piccola». Il dottor Giorgio Epicoco, responsabile della struttura di Ostetricia dell’ospedale di Perugia, chiarisce alcuni aspetti relativi alla nascita di Vittoria, messa al mondo lo scorso 8 marzo da una donna tetraplegica da quando aveva due anni. Un evento che l’Azienda ospedaliera del capoluogo ha definito «senza precedenti» ma che, seppur raro, non è esatto considerare miracoloso. Nel «Cuore verde», infatti, già altre mamme con gravi disabilità hanno portato a termine con successo la loro gravidanza, come conferma lo stesso Epicoco: «Sono capitati casi di donne con problemi cerebrali dalla nascita o con paraplegia da emorragia cerebrale che hanno avuto figli, anche in modo naturale».

Perché, allora, quello di Francesca è un caso diverso?

«La particolarità consiste nel fatto che questa mamma, 33enne, ha avuto un trauma che l’ha resa tetraplegica all’età di due anni, condizionando la crescita ossea e di molte parti del suo organismo. Le casistiche consultate, infatti, riguardano solo donne che hanno subìto traumi intorno ai dodici anni, cioè in età prepuberale, e non prima».

Tutta colpa del proiettile che l’ha ferita…

«È questo che ha condizionato la sua vita, provocandole una lesione midollare alla sesta vertebra cervicale. Una lesione altissima che non le ha più consentito di muoversi».

Quindi era un parto quasi impossibile...

«La gravidanza era senza dubbio complicata e fortemente a rischio. Prima di arrivare a Perugia, infatti, le avevano tolto ogni speranza e, una volta incinta, le era stato consigliato di abortire. Cosa che lei, per fortuna, non ha fatto».

Disabilità e maternità possono coincidere?

«Sì, la tetraplegia in sé non è un limite assoluto alla gravidanza».

A chi va il merito del successo?

«Il massimo dell’esito è dato dalla volontà di Francesca di portare avanti la gravidanza. La nostra equipe ha controllato la sua situazione per evitare il parto prematuro. L’eccezionalità non è nel mio operato, non sono il ‘Deus ex machina’: io ho solo accompagnato lei e il marito in questo percorso, adattandomi alle loro necessità».