Vendemmia 2020 in Toscana
Vendemmia 2020 in Toscana

Firenze, 6 ottobre 2020 - In tutte le zone geografiche della Toscana, si è compiuto - in alcuni casi è ancora in corso - il rito della vendemmia. Un anno indubbiamente particolare, il 2020, caratterizzato dall'emergenza sanitaria legata al coronavirus che, per molti aspetti, non ha lasciato immune neppure il settore vitivinicolo.

La mascherina e il distanziamento sociale hanno reso la vendemmia, che da sempre e nell'immaginario collettivo è uno dei massimi momenti di aggregazione, una pratica forse un po' meno romantica. Tuttavia la soddisfazione di raccogliere i grappoli maturi e di adagiarli nei cesti ancora caldi di sole, sono rimasti inalterati.

La natura, al di là del Covid, ha fatto ugualmente il suo corso. E, complice un clima che ha regalato una primavera e un'estate che, nella generalità, i produttori definiscono "ideale", i nettari di Bacco etichettati 2020 si faranno ricordare, non solo per il fatto di essere stati vendemmiati nell'anno del Covid.

Come quasi sempre accade, quando la qualità è così alta, la quantità ha visto, nella maggioranza dei casi, un calo dei grappoli nelle cassette. Ma la bontà delle uve raccolte, ha fatto si che i produttori non siano per niente preoccupati dal numero di bottiglie che si preannuncia inferiore rispetto agli anni precedenti, e si dicono invece "entusiasti".

Qualche "capriccio" del clima, tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, ha richiesto, talvolta, di accelerare i tempi della vendemmia.

Tenuta Monte Rosola (Volterra)

E' il caso di Monte Rosola, la prima realtà vitivinicola nel Comune di Volterra a porsi l'obiettivo di produrre vini di qualità, che incarnano le caratteristiche di una terra per lo più conosciuta per la produzione del pregiato alabastro e per il carcere, che costituisce una vera e propria fortezza della città.

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Posta davanti alla città etrusca a 430 metri sul livello del mare, Monte Rosola gode del beneficio del vento del mare, in una zona dove la ventilazione si rivela fondamentale per la coltivazione biologica delle uve. Tutto viene fatto a mano, compresa la gestione delle vigne e la vendemmia. Le fermentazioni sono spontanee all'interno di una cantina che usa la gravità e dove si cerca di toccare il meno possibile la materia prima.

I vini, pluripremiati, hanno ciascuno qualità uniche che rendono omaggio alle caratteristiche eccezionali del terroir. L'azienda produce anche un ottimo olio extravergine d'oliva. Le olive, anch'esse coltivate biologicamente e raccolte a mano, vengono spremute a freddo in un frantoio tradizionale di Volterra.

"Il segreto della nostra vendemmia? - spiega l'agronomo e responsabile dell'azienda Michele Senesi - E' la doppia cernita delle uve: la prima in campo, direttamente sul grappolo, e la seconda in cantina, sugli acini. Dentro le nostre anfore mettiamo soltanto la migliore selezione".

"La vendemmia 2020, - prosegue Senesi - la prima durante l'era del Covid, è stata molto particolare, giocata sulla velocità di intervento perché il meteo e le piogge copiose e improvvise, non ci hanno dato altra possibilità. In alcuni casi abbiamo riscontrato una variabilità nella maturazione delle uve che siamo riusciti a gestire proprio grazie alla selezione sul tavolo di cernita. Il risultato?- conclude -. Tutto sommato ottimo, i vini annata 2020 saranno eleganti, freschi e con un tenore alcolico più basso".

La vendemmia di Villa Saletta

Spostandoci nella campagna di Palaia in provincia di Pisa, troviamo Villa Saletta, azienda che si snoda su oltre 720 ettari, tra boschi, ulivi, vigne, coltivazioni, e un borgo dell'anno 980 che dà il nome all'azienda, oltre ad antichi casolari e ville per l'ospitalità.

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La tenuta, di proprietà della famiglia Hands che l'ha acquistata nel 2000, è amministrata dal 2015 dall'agronomo ed enologo David Landini, che si occupa anche della direzione tecnica delle varie produzioni, tra cui, in primis il vino, ma anche l'olio, i grani, le erbe, la frutta e gli ortaggi.

In realtà Villa Saletta ha una storia che travalica i secoli e che, in passato, ruota intorno a tre famiglie: quella dei Gambacorta, che consolidò la proprietà delle terre attorno alla fattoria nel 1300; quella dei Riccardi, abbiente famiglia fiorentina di banchieri della potente casa dei Medici che trasformarono Villa Saletta in una vera e propria azienda rurale nel corso del 16° e 17° secolo e da cui è stato ereditato lo stemma, raffigurante una chiave, oggi logo della cantina e delle sue etichette; quella dei Castelli che susseguirono ai Riccardi. E oggi, appunto, la famiglia inglese Hands, a cui si deve la rinascita di questa bellissima realtà.

Attualmente è in corso il progetto di dare vita a un'ospitalità a 360°, che parte dalla messa a punto di un resort di lusso, alle ville che oggi già accolgono persone da tutto il mondo, alla costruzione di una trattoria e di un negozio di prelibatezze locali. Dalle cantine, adesso provvisoriamente ubicate in località Montanelli a Palaia, escono circa 100mila bottiglie di vino di carattere, in cui eleganza e stile sono imprescindibili denominatori.

E la vendemmia 2020, a giudicare da quanto spiega Landini, non sarà differente. "Una vendemmia anticipata rispetto al solito che si è svolta con il distanziamento sociale imposto dal Covid, anche nelle operazioni in cantina. Le uve sono di ottima qualità, seppur di minore quantità e il risultato è soddisfacente. Nell'insieme il 2020 si rivela un anno di catarsi, partito con tanti dubbi ma con un risultato che, alla fine, sarà interessante".

La vendemmia a Sant'Appiano

Cambiando provincia e zona geografica, in una posizione strategica che la colloca a soli 20 minuti di auto dalle città di Firenze e Siena nel Comune di Barberino Tavarnelle, sorge la Fattoria Sant'Appiano. Fra le peculiarità dell'azienda, a conduzione familiare, ci sono le cantine scavate nel tufo e appartenute alla celebre famiglia fiorentina dei Pitti.

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L'attuale proprietà, giunta alla terza generazione, fu aquisita nel 1963 da Domenico Cappelli. Oggi la produzione della fattoria include una ricca gamma di pregiati nettari, etichettati Chianti docg. Ai celebri e tradizionali rossi, si uniscono un bianco, un rosato, un prosecco e un vinsanto.

Quest’ultimo, il Divinum Chianti docg 2006, è balzato alla ribalta delle cronache per essere stato scelto da Habanos, la più celebre casa produttrice internazionale di sigari cubani, per festeggiare i 50 anni del sigaro Cohiba, il più costoso, iconico e famoso del mondo, in occasione della XVIII edizione del Festival Habanos, che si è svolta tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2016.

Nella tenuta si produce anche un olio extravergine di oliva e un’ottima grappa. Annessi alla proprietà si trovano otto appartamenti, identificati con i nomi dei vini prodotti, dove trascorrere un piacevole soggiorno.
Qui la vendemmia, conclusa già da una decina di giorni, è stata ottima.

"Una vendemmia strana - spiega il titolare, Pierfrancesco Bertini - ma dalla qualità molto buona, con un clima che ha permesso ai vari uvaggi di maturare in condizioni ottimali. Quanto al rispetto delle norme anti-Covid non abbiamo incontrato grosse difficoltà: tra un filare e l'altro c'è già il metro previsto dal distanziamento sociale. Fra l'altro - evidenzia Bertini - una piccola lezione, la pandemia che ha colpito il mondo, è riuscita a impartirla: mai avrei pensato di sanificare i trattori tutte le sere, abitudine che sarebbe bene mantenere a prescindere dal Covid".

Riguardo al vino "la lavorazione in cantina procede come da programma - conclude Bertini - le fermentazioni sono andate bene e siamo molto felici: non appena sarà in commercio l'annata 2020 porterà sulle tavole un ottimo vino".

La vendemmia a Le Miccine

A una cinquantina di chilomentri da Sant'Appiano, nel Comune di Gaiole in Chianti in località Le Miccine, sorge l'omonima azienda vitivinicola, produttrice di Chianti Classico Gallo Nero. Guidata da una donna di origine canadese, Paula Papini Cook, la piccola azienda, che ha una produzione di circa 25mila bottiglie, affonda le sue radici nell'anno 1700. I vitigni coltivati, da cui "sgorgano" i 6 vini eleganti, raffinati e durevoli, sono Sangiovese, Malvasia Nera, Colorino, Merlot e Vermentino.

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Nel cuore della proprietà è situata la cantina, dove i vini sono elaborati rispettando la qualità dell’annata. Dal 2016 Le Miccine è certificata biologica. Il microclima dell'azienda è particolare nella zona di produzione del Chianti Classico, perché nonostante i 400 metri di altitudine l’azienda rimane un po’ in valle.

Qui le giornate sono calde e le sere sono molto fresche grazie ai venti che arrivano dal nord. Dal 2010 l'azienda è gestita da Paula Papini Cook, amante della natura e della tradizione, che ha messo le sue conoscenze, acquisite durante gli studi di agraria, viticoltura ed enologia, effettuati in Canada, Francia, Spagna e Italia, al servizio dell'azienda.

Si occupa infatti sia delle scelte agronomiche, per le quali si avvale del supporto professionale del dottor Remigio Bordini, sia di quelle enologiche, quest'ultime gestite in piena autonomia. "Mancano ancora pochi giorni - racconta Paula - e la vendemmia sarà conclusa. Una vendemmia con la mascherina ma che per la nostra squadra di lavoro costituisce ugualmente un momento conviviale. Stiamo selezionando a mano le nostre uve, grappoli che promettono un'annata di ottima qualità".

La vendemmia in piazza

Il premio originalità per la vendemmia 2020, va di sicuro a Bibi Graetz che proprio in questo anno, così complesso, ha scelto di attuare il suo progetto che si chiama "Chateau in città" e di spostare le cantine della sua azienda vitivinicola, dal Castello di Vincigliata a piazza Mino a Fiesole. Sulla terrazza di quello che un tempo era il Blu Bar e sotto gli occhi incuriositi e divertiti dei passanti, si sono svolte le operazioni di selezione dei grappoli appena vendemmiati e trasportati da trattori con rimorchio.

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Da qui nasceranno i due vini top della Maison Bibi Graetz: i pluripremiati rossi Testamatta e Colore dei quali vengono prodotte 100mila bottiglie ogni anno (500mila è la produzione totale dell'azienda).

Al Castello di Vincigliata restano la campagna e le vigne da dove, con un viaggio brevissimo, arrivano le uve destinate a bottiglie ormai famose in tutto il mondo. Un concept nuovissimo per la Toscana e per l’Italia, appunto sullo stile delle grandi maison francesi.

Tutto in un luogo, la dimora di famiglia, sotto le cantine di vinificazione e la barricaia, con gli uffici e la logistica in piazza Mino. Ai piani superiori nascerà una foresteria per gli ospiti dell’azienda. Gli spazi dell’ex Blu Bar saranno organizzati e attrezzati per l’accoglienza di enoturisti e appassionati in vena di particolari wine experience. Non manca la sala degustazioni e la terrazza panoramiche su Firenze per i clienti esclusivi.

Questo luogo, acquistato da Bibi Graetz nel 2018, significa anche l’ex Hotel Aurora, dove adesso il vino si affina nelle stanze che conservano – come si conviene a un vero e proprio chateau – decori, arredi, pavimenti, marmi e tutte le immagini della propria lunga storia. Da qui una porta si apre sulla sala degustazione e, da lì, alla terrazza inferiore con magnifica vista su Firenze.

E c'è un'altra particolarità nella vendemmia della Maison Bibi Graetz. "Ho voluto che avvenisse di notte - spiega - per ottenere un’uva "fredda", come si fa in California, e fare in modo che restino inalterati anzitutto l’integrità del frutto e le caratteristiche, per mantenere i profumi di questi vini”.

Quanto alle caratteristiche della vendemmia anche per Bibi Graetz sarà "una grande annata". "Qualitativamente - evidenzia - sarà una vendemmia da non dimenticare, che coincide peraltro con la prima della nostra nuova cantina nel centro di Fiesole. Un calo quantitativo, è vero, ma compensato dalla qualità che ci rende entusiasti".