La Nazione Solidale
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Violenza di genere, in calo i reati ma la guardia deve restare alta. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno da gennaio a settembre del 2018 si sono registrati meno “reati spia” di quelli che possono precedere i femminicidi. Reati come maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse, violenze sessuali. Una situazione legata all’aumento dell’azione di contrasto delle forze dell’ordine con più denunce e arresti.

La polizia ha lanciato una campagna nazionale dal titolo ‘Questo non è amore’ che porterà in tutte le province italiane una serie di manifestazioni di piazza per la sensibilizzazione del sul tema. Secondo i dati che emergono, nei primi nove mesi del 2018, il numero delle donne uccise è calato solo di 3 unità (dai 97 casi dello stesso periodo del 2017 a 94), e in 32 casi si può parlare di femminicidio, ossia quando una donna viene uccisa in ragione del proprio genere. In tutto, nel 2016, sono state uccise 149 donne e nel 2017 il numero si è fermato a poco meno di 123. Sul versante dello stalking, sono stati 8.414 i casi denunciati, a fronte di 9.905 nello stesso periodo del 2017 (con un calo del 15,05%). Aumentano invece le segnalazioni di presunti autori di questo reato (+4,49% e 9.351 totali). Crescono anche gli ammoniti per stalking (+23%, da 672 a 827 individui). Di questi, solamente il 19% ha commesso di nuovo lo stesso delitto dopo essere stato ammonito. «Una donna che è vittima di violenza – ha detto il Capo della Polizia, Franco Gabrielli – proprio perché prevaricata in quanto donna e privata di libertà ed autonomia, si sente sola, è rassegnata, prova vergogna, ha paura di ritorsioni per se stessa e i propri figli, si crede colpevole, teme di non essere creduta. Il poliziotto a cui chiede aiuto deve sapere rispondere a questo dolore, consapevole che il più delle volte l’aggressore è una persona a cui la donna è legata da vincoli affettivi che determinano una condizione di grave stress emotivo e psicologico. Non basta applicare la legge, è necessario assicurare alla donna l’accoglienza, informazioni e sostegno necessari ad uscire dalla condizione di soggezione ed isolamento che sta vivendo». Per quanto riguarda i maltrattamenti in famiglia le denunce sono diminuite segnando un -4,47% (da 10.682 a 10.204). Anche in questo caso, però, sono di più i presunti autori di reato segnalati all’autorità giudiziaria: in totale 11.801 individui sono stati denunciati, contro i 10.644 dello scorso anno. Aumentano anche gli ammoniti per violenza domestica che sono stati 538 (rispetto ai 409 dello stesso periodo nel 2017). A macchiarsi di recidiva, il 17% dei soggetti ammoniti. Per quanto riguarda la violenza sessuale, i casi sono stati 2.977, a fronte di 3.189 nello stesso periodo del 2017 (-6,65%). Sono 3.217 i presunti
autori di reato segnalati nel quadro ci sono i dati relativi periodo gennaio-agosto 2018 (erano 3.011 nel 2017, quindi un +6,84%). A completare il quadro ci sono i dati relativi alle percosse, che calano del 11,25% (8.718 totali contro le 9.823 denunce nello stesso periodo del 2017). Scendono anche le denunce per gli autori che passano da 6.545 a 6.346 (-3,04%). Analizzando i dati statistici, dai dati diffusi dalla polizia, emerge che la Sicilia è la regione in cui le donne denunciano di più, seguita dalla Campania e dall’Emilia Romagna. Per quanto riguarda gli autori di questi reati, in media nel 27% dei casi si tratta da stranieri. In Toscana il Rapporto sulla violenza di genere è, dal 2009, lo strumento attraverso cui l’Osservatorio Sociale Regionale monitora il fenomeno in Toscana.

 

GABRIELLI

«Non basta applicarela legge, è necessario assicurare alla donna l’accoglienza, informazioni e sostegno necessari a uscire dalla situazione che sta vivendo»

 

LA REGIONE

I numeri della Toscana sugli abusi

Il rapporto sulla violenza
di genere della Toscana è composto aggregando le analisi dei centri anti violenza sul territorio regionale. In base
ai dati toscani dal 2006 al
2017 ci sono state 108 donne uccise, di cui 7 nell’ultimo anno. A uccidere sono soprattutto partner ed ex partner. Più
della metà delle vittime ha oltre 59 anni. Le straniere rappresentano più di un quarto delle vittime di femminicidio, sono uccise soprattutto dal partner, in numerosi casi italiano. Dal 1° luglio 2009
al 30 giugno 2018, si sono rivolte ai 24 Centri antiviolenza della Toscana 22.437 donne, 3.381 nell’ultimo anno della rilevazione: in media 6 al giorno. Si conferma dunque
la tendenza all’aumento dei casi registrata nello scorso rapporto. Tra le donne che hanno chiesto aiuto ai Centri:
il 71% sono italiane e il 29% straniere. Nell’ultimo anno si assiste a un aumento delle giovani tra i 18 e i 29 anni
che si sono rivolte ai Centri antiviolenza. Aumento che potrebbe essere collegato ad una maggiore consapevolezza sia nei confronti delle dinamiche e manifestazioni della violenza di genere che dei propri diritti. La violenza psicologica si conferma la forma più diffusa, sia
tra le italiane che tra le straniere, seguita da quella fisica. Aumentano anche le violenze attribuite ai parenti, soprattutto padri e figli. La rilevazione per il 2017/2018 ha permesso di raccogliere informazioni anche sulla violenza diretta ai danni dei/ delle figli/e. Il padre risulta l’autore della violenza nell’83,5% dei casi rilevati e la forma più diffusa di violenza segnalata è quella psicologica.

 

IL RAPPORTO

Ogni anno 3.000 donne chiedono aiuto

Dal 1° luglio 2010 al 30 giugno 2017, si sono rivolte ai Centri antiviolenza (Cav) 17.178 donne. Nell’ultimo anno si è registrato un aumento significativo di
casi: oltre 3.000 donne si sono infatti rivolte ai Centri antiviolenza nel territorio regionale, con un incremento di casi nelle province dell’area costiera e del senese. Il dato è molto importante, perché permette di dar conto del lavoro quotidiano dei Centri antiviolenza: se i nuovi accessi sono stati 3.000, il numero di donne seguite dai centri è 4.017. Ciò significa che circa una donna su 4
in carico ai Cav toscani ha iniziato il proprio percorso nelle annualità precedenti, restituendo un’informazione sulla durata dei percorsi delle donne all’interno dei Centri.

Codice rosa, il primo sostegno alle vittime parte dal pronto soccorso

L’elaborazione a livello regionale dei dati degli accessi per Codice Rosa, avvenuti nelle strutture di Pronto Soccorso delle Aziende Sanitarie, ha evidenziato dal 1° gennaio 2012 fino al 30 giugno 2018 in totale 18.699 accessi, di cui 16.059 accessi di adulti e 2.640 di minori (pari al 14,1%). Dal 1° gennaio 2013 al 30 giugno 2018, gli accessi con Codice Rosa di donne adulte sono 12.362, di cui 2.143 rilevati negli ultimi dodici mesi (1° luglio 2017-30 giugno 2018). Gli accessi di minorenni di sesso femminile sono 1.394, di cui 258 registrati negli ultimi dodici mesi.

Le donne straniere rappresentano il 36,6% delle utenti adulte e il 29,5% delle utenti minorenni. Negli ultimi dodici mesi il 25% degli accessi con Codice Rosa ha riguardato donne tra i 18 e i 29 anni, il 25,6% 30-39enni e il 25,7% 40-49 anni; il restante 23,7% è rappresentato da donne over 50. Analizzando il tipo di violenza registrato, si rileva che i casi di maltrattamento costituiscono il 93,2% degli accessi di adulte e il 72,5% degli accessi di minorenni (nella fascia di età 15-17 anni gli abusi rappresentano il 29,8% del totale).

‘Fatti aiutare’: progetti di assistenza dedicati anche agli uomini

Nell’arco del 2018 si è registrato un incremento dei servizi sul territorio regionale che sono entrati a far parte della rilevazione presente nel Rapporto dell’Osservatorio regionale: il Progetto Uomini Responsabili, P.U.R. (promosso da Cif Carrara, Comune di Carrara ed Edilizia Residenziale Pubblica Erp di Massa – Carrara), attivo dal 2016, e un nuovo centro, il Sam, promosso dal CoeSo – Sds Grosseto, il primo gestito da una pubblica amministrazione in Toscana. I due nuovi centri si aggiungono ai quattro già attivi, a Firenze con il Cam, a Lucca con l’Associazione Spazio Libero, a Pisa con Nuovo maschile e a Livorno con l’Associazione LUI. Dal
1° luglio 2017 al 30 giugno 2018 i centri attivi in Toscana hanno effettuato 79 prese in carico, di cui più della metà (49) da ricondurre al Cam di Firenze; il dato è in linea con l’anno precedente (89 prese in carico di cui 46 al Cam). Considerando i percorsi cominciati negli anni precedenti, nel periodo di riferimento i Centri hanno avuto in carico un totale di 154 uomini autori di violenze.

Il punto di accoglienza di Careggi

Il Centro di Riferimento Regionale per la
Violenza e gli Abusi Sessuali su Adulte
e Minori (Crrv) presso il Dipartimento
Assistenziale Integrato Materno-Infantile
(Daimi) dell’Aou Careggi (Aouc) nasce,
nell’ottica dell’integrazione tra politiche
sociali e sanitarie, su invito del Comune di
Firenze, nel maggio 1992. L’Accettazione
della Maternità accoglie le donne che
subiscono violenza e abusi di natura
sessuale, sia adulte che minori, in emergenza h24. Nell’attuazione del progetto regionale Codice Rosa per il Percorso donna, nella cosiddetta “Stanza Rosa” della maternità vengono accolte anche le vittime di violenza domestica. Nel periodo dal 1° agosto 2017 al 31 luglio 2018 si sono registrati 54 accessi per sospetta violenza sessuale, un dato in aumento rispetto ai 44 accessi dell’anno precedente.