Il coraggio di pochi: "Infransero le leggi per amore di fratellanza"

Orsogna, un piccolo paese in Italia, diventa il primo a riconoscere il tentativo di sterminio di Rom e Sinti da parte del regime nazista. L'articolo sottolinea l'importanza di ricordare il coraggio e la fratellanza umana dei Giusti, e invita a combattere il razzismo ancora presente oggi.

Scrivo queste parole mentre sono a Orsogna, sulle pendici della Maiella, piccolo paese che, utilizzato come luogo di confino in periodo fascista, si trovò a ospitare e poi nascondere e salvare alcune famiglie ebraiche nel periodo delle persecuzioni razziste. Sono esempi importanti da ricordare, quelle pochissime comunità che seppero opporsi alla disumanità crescente della nostra società. Non deve stupire che esista un esame storico puntiglioso su documenti e testimonianze, con cui Yad Vashem vaglia le candidature prima di nominare una persona, ormai generalmente alla memoria, “Giusto fra le Nazioni”; proprio per non sminuire il coraggio e rigore che ci volle per salvare vite.

Si trattava di agire contro lo Stato e contro la legge, ma non solo, contro il senso comune che all’epoca rendeva normale considerare gli ebrei nemici dello stato, guerrafondai, colpevoli dunque direttamente o indirettamente di sventure e diseguaglianze in Europa. Ci voleva appunto coraggio, rigore, e un sentimento di fratellanza umana che fu di una sparuta minoranza, il cui esempio va celebrato non per alimentare illusioni come quella che, ad arte, fu costruita nel dopoguerra, di “italiani brava gente” in fondo innocenti di grandi crimini, non per riscattare o redimere le colpe di una collettività, ma anzi per ricordare come, se pur difficile, opporsi fosse possibile. E questa memoria ci è necessaria, elemento imprescindibile del nostro essere italiani oggi, europei oggi.

Sono a Orsogna oggi perché questo piccolo comune è il primo in Italia a seguire con una formale delibera l’esempio del parlamento tedesco, che negli anni ‘80 riconobbe il tentativo di sterminio di Rom e Sinti da parte del regime nazista, il “Samudaripen”: un riconoscimento che ancora oggi in Italia e in Europa tarda ad arrivare. Lo ricordo perché il nostro atteggiamento verso il mondo Rom smaschera le illusioni che possiamo nutrire. La mancanza di un percorso di ammissione di responsabilità e di riconoscimento della sofferenza del mondo Rom, nel nostro paese, rivela quanto ancora la Memoria sia una lezione da meditare. Oggi ancora non riconosciamo ufficialmente il Samudaripen: ancora è diffuso il razzismo verso il mondo Rom e Sinti, del tutto simile a quello di 80 anni fa. Dall’istituzione del Giorno della Memoria nel 2000 si è intrapreso un importante percorso di educazione contro l’antisemitismo. Un percorso che è tutto ancora da cominciare nei confronti del secolare odio per Rom e Sinti, una comunità di cittadini italiani ed europei, anche loro perseguitati allora e spesso disprezzati oggi. Quel coraggio, quel rigore, quel sentimento di fratellanza umana che animò i Giusti che oggi celebriamo è necessario ancora, per costruire una società migliore. Come diciamo nella tradizione ebraica, che la loro memoria sia di benedizione.

* Presidente Comunità ebraica di Firenze