I Magi seguirono un astro che il Vangelo denominava genericamente "stella"
I Magi seguirono un astro che il Vangelo denominava genericamente "stella"

"Epifania, tutte le feste si porta via, recita un vecchio proverbio. L’appuntamento che conclude le festività natalizie rappresenta per i credenti il primo momento della rivelazione della divinità di Gesù. Nel Presepe si collocano i magi di fronte alla grotta, e la sera del 5 gennaio, i bambini appendono le calze in attesa di ricevere i dolcetti della Befana. Ma come nasce questa tradizione? Sia che siate credenti, sia che siate atei, vi consigliamo di proseguire nella lettura, perché è stato accertato che il Vangelo, oltre che testo religioso, è anche un testo storico. Innanzitutto, occorre accertare l’identità del magi. oltre a Matteo, ne parla anche lo storico greco Erodoto cinquecento anni prima della stesura di questo Vangelo. Coltivavano la disciplina dell’astronomia e, molto tempo prima di Freud e dell’avvento della psicoanalisi, erano dediti all’interpretazione dei sogni (lo attestano fonti storiche riguardanti l’imperatore persiano Serse). Lo stesso Erodoto racconta che i magi erano sacerdoti della religione monoteista mazdea, credenti del Dio unico Ahura Mazda, quindi facevano parte della casta sacerdotale. Inoltre, appartenevano a una delle sei tribù dei Medi, un antico popolo dell’odierno Iran centrale e occidentale, a sud del Mar Caspio. trattandosi di astronomi, hanno seguito un astro, che il Vangelo denomina genericamente "stella". È stato scientificamente provato da alcuni studi recenti, tra i quali anche il libro sull’infanzia di Gesù scritto dal Papa emerito Benedetto XVI, che, all’epoca della nascita del Cristo, sono avvenuti particolari fenomeni astrologici, come l’allineamento di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, con un conseguente effetto ottico di straordinaria brillantezza. Secondo il significato prettamente religioso, la volta celeste desidera festeggiare l’arrivo di un redentore, di un Messia nato da una Vergine venuto per salvare il mondo, Messia che era atteso da molto tempo. La tradizione della cometa si deve, invece, all’affresco di Giotto L’adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni a Padova: l’artista inserisce la stella con la coda perché, nel 1301, ha avuto l’opportunità di vedere il passaggio della famosa cometa di Halley. Ma alla tradizione dei magi hanno contribuito soprattutto i Vangeli apocrifi, all’epoca molto diff usi, soprattutto tra l’VIII e il XII secolo dell’era cristiana. oltre che dal Vangelo di Matteo, lo storico Franco Cardini cita due fonti: la translatio delle loro supposte reliquie da Milano a Colonia, voluta da Federico Barbarossa nel 1164 e il testo del domenicano Giacomo da Varazze, vescovo di Genova alla fine del Duecento e autore della Legenda Aurea, testo composto tra il 1260 e il 1298, anno della morte dell’autore. Le loro spoglie, ritrovate da Sant’Elena, furono trasportate a Costantinopoli e in seguito donate al vescovo di Milano Eustorgio, che edificò in loro onore, dopo averle traslate, l’omonima basilica, dove le reliquie rimasero fino al 1164, anno in cui Federico Barbarossa le portò nel Duomo di Colonia, dove sono tutt’ora custodite.

Quanto tempo trascorre tra la nascita di Gesù e la consegna dei doni?
Storia / Il Bambinello ha ricevuto i Magi nei primi due anni di vita
Un'altra interessante curiosità: il Vangelo di Matteo non specifica l’intervallo di tempo tra la nascita di Gesù e la venuta dei Magi. Luca scrive che Giuseppe, Maria e Gesù rimasero a Betlemme quaranta giorni, cioè sino alla Presentazione al tempio; non è chiaro se la visita dei Magi sia avvenuta prima o dopo quest’episodio.
Secondo alcuni autori che hanno proposto l’armonizzazione degli eventi raccontati dai Vangeli, la visita dei Magi e l’immediata successiva fuga in Egitto dovrebbero avere avuto luogo dopo la presentazione al tempio (al termine della quale la famiglia di Gesù sarebbe rientrata a Betlemme), in contrasto con la tradizione liturgica, che lascia solo dodici giorni fra Natale ed Epifania. Basandosi sul passo di Matteo che riguarda la Strage degli innocenti, una delle poche cose certe è che la visita sia avvenuta entro due anni dalla nascita di Gesù, poiché Erode, informato dai Magi, decise di uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù. Qualche autore ha ipotizzato che la visita dei Magi sia avvenuta a Nazaret, perché il bambino era già ripartito con i suoi dopo il sogno di Giuseppe, oppure in una locanda di Betania, dove la Sacra Famiglia si sarebbe fermata e risposare dopo la presentazione di Gesù al tempio (fonte Wikipedia). Comunque, a noi che amiamo le tradizioni popolari, piace pensare che i Magi siano arrivati a consegnare i doni al Bambinello di fronte alla grotta della Natività

Il significato di oro, incenso e mirra e l’enigma sul vero nome dei tre Re
La curiosità / Figure da sempre sospese fra storia e fantasia
Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Questi i nomi dei magi che conosciamo secondo la tradizione tramandata, anche se non è detto che si tratti di una carta d’identità esatta. Baldassarre è un nome di origine babilonese – caldea, Gaspare iranica, Melchiorre fenicia. Di più, non sappiamo. Sono tre perché per le Sacre Scritture il numero rappresenta la Santa trinità. tre, inoltre, erano allora i continenti conosciuti. La presenza di un magio di colore, fa riferimento alle popolazioni africane. Anche i doni sono tre, oro, incenso e mirra. Il primo rappresenta il simbolo della regalità di Cristo, l’incenso rappresenta la sua divinità e la mirra rappresenta il suo futuro. Poiché con la mirra si ungevano i cadaveri, questo dono profetizza la morte di Gesù. Il riferimento all’oro e all’incenso si hanno in alcuni passi dell’Antico testamento, soprattutto Isaia, 60,1 – 6 e Salmi 72,10. "Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere": così scrive il profeta, citando anche questi doni. Nei Salmi, invece, si elencano i re di Tarsis, Sceba e Seba, nell’atto di pagare tributi e offrire doni. Si legge che "tutti i re gli si prostreranno dinanzi, tutte le nazioni lo serviranno", il cui significato è il seguente: tutto il mondo che aspettava un Salvatore lo omaggia e festeggia la sua venuta. Sempre Isaia, cita il bue e l’asinello, che invece, nei Vangeli riconosciuti, risultano assenti ("Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende"). Altro aspetto che si evince dalle scritture, è lo stile di vita dei magi, che potremo definire dei veri e propri viaggiatori erranti. Matteo racconta che "avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese". Una leggenda, inoltre, narra che, dopo la morte e resurrezione di Gesù, tornarono a Gerusalemme per testimoniare la fede.