di Teresa Scarcella
FIRENZE
Erano anni, quelli di metà Ottocento, in cui le donne iniziavano a interessarsi alla vita politica e sociale del Paese. Alcune di loro avevano addirittura l’ardire di parlarne e di scriverne. Pochissime. Quello del giornalista era un lavoro da uomini. Le donne non potevano mettere bocca su certi temi, figuriamoci la “penna“. Fino a quel momento le espressioni del giornalismo femminile si limitavano ai periodici, figli del secolo precedente, dedicati alla moda e alla cultura. Questioni all’epoca considerate più consone al gentil sesso. Eppure alcune di loro non erano dello stesso avviso. I quotidiani nazionali si aprono alle firme femminili tra la fine dell’800 e inizi del ’900, ospitando nelle loro pagine racconti e storie di autrici di spicco. Ma è perlopiù nel secondo dopoguerra che le donne entrano fisicamente nelle redazioni, anche a "La Nazione". Con l’aiuto delle memorie storiche abbiamo provato a ripercorrere alcune tappe emblematiche raggiunte dalle donne di questo giornale, spingendoci indietro nel tempo finché abbiamo potuto. Una storia fortemente caratterizzata da pioniere che sono riuscite a farsi strada in questa professione quando la parità di genere non era ancora contemplata. (In questo articolo se ne nominano alcune per rappresentanza, senza ovviamente nulla togliere alle altre). I nomi che vengono subito alla mente ai giornalisti di lungo corso sono principalmente due.
A cavallo tra gli anni ’60 e i ’70 Laura Griffo e Wanda Lattes entrano a far parte di una redazione prettamente maschile, dove si muovono con autorevolezza. Inviata speciale, Griffo (come il cognome un po’ evoca) ancora oggi è ricordata per la firma graffiante, è anche la prima donna a entrare nel comitato di redazione. Insieme alla collega Lattes apre la strada alle giornaliste più giovani. Negli anni ’80 le infornate più “corpose“ (seppur sempre in minoranza), anche grazie alle due borse di studio che favorirono ingressi omogenei tra i generi prima ancora di leggi ad hoc. Tra le nuove leve ricordiamo Geraldina Fiechter, Eva Desiderio, Gabriella Giorgi e Laura Pacciani. E’ quest’ultima una delle prime donne a ricoprire ruoli fino a quel momento appannaggio degli uomini: da capo servizio nel ’94, tre anni dopo capo cronista a Firenze, poi vice direttrice. Nello stesso periodo storico ci sono altre donne che intraprendono sentieri non battuti prima, prendendo il timone delle redazioni provinciali. Nel ’99 la prima è Marina Marenna a diventare responsabile a Livorno; la seguono nei primi anni 2000 Valeria Caldelli a Pisa ed Emanuela Rosi a Sarzana.
Ma è nel 2019 - com’è noto - che si rompe il tetto di cristallo con Agnese Pini nominata direttrice de "La Nazione", la prima in 165 anni. Ed è sempre lei, nel 2022, a compiere l’ultimo step diventando direttrice di tutto il gruppo editoriale (La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno, Quotidiano Nazionale e Luce!). È in questi anni, sotto la sua direzione, che avviene la vera svolta in termini di parità di genere e di cambio generazionale. Il progetto Luce! è uno dei frutti. Così come l’odierna fotografia del corpo redazionale (senza dubbio più asciutto rispetto a quegli anni sopra citati) non è un caso: su 16 redazioni 7 sono guidate da una donna e su 75 professionisti assunti a tempo indeterminato, 31 sono donne.