"Orrore a Perugia, sgozzata in casa". Così La Nazione annunciava il delitto della giovane inglese, Meredith Kercher, arrivata in Umbria per studiare e uccisa nella casa di via della Pergola, la notte tra il primo e il due novembre del 2007. È uno dei fattacci di sangue che più hanno coinvolto e stravolto l’opinione pubblica di almeno tre Paesi (Italia, Gran Bretagna e Usa) e diviso il mondo intero in colpevolisti e innocentisti. E che tutt’ora resta avvolto in un bozzolo fitto di mistero, nonostante cinque gradi di giudizio, un unico condannato definitivo (l’ivoriano Rudy Guede, condannato a 16 anni di reclusione per "omicidio in concorso con ignoti" e che ha finito di scontare la pena) e una sentenza che ha assolto i due imputati eccellenti: l’americana Amanda Knox - all’epoca coinquilina della vittima - e Raffaele Sollecito.
Nel caso venne inizialmente coinvolto anche Patrick Lumumba, che secondo la Knox si sarebbe trovato nel luogo del delitto la sera dell’omicidio. Le accuse si sono successivamente rivelate infondate.