Hanno indagato i carabinieri (foto archivio)
Hanno indagato i carabinieri (foto archivio)

Siena, 22 febbraio 2020 - «Forse ho sbagliato a non denunciarlo prima". E ancora: "Mi resi conto che era una bomba ad orologeria. Oggi mi ucciderebbe, ne sono sicura". La donna racconta al giudice i momenti di terrore asciugandosi ogni tanto gli occhi con il fazzoletto. Aggiunge: "Se un giorno dovesse scappare dalla struttura dove si trova lui si vendicherebbe di me e di suo padre. Sono terrorizzata". C’è comunque amore nelle parole della donna, anche se il 30 maggio scorso, neppure un anno fa, il figlio adottivo della coppia senese, 27 anni, ha rischiato di ucciderla durante un’esplosione di rabbia. Così violenta da portarlo per quel pestaggio prima in carcere per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate nei confronti di entrambi i genitori, ora in una struttura riabilitativa.

Papà e mamma sono parte civile, assistiti dall’avvocato Giuseppe Bianchi. Un euro il risarcimento chiesto. In realtà, dopo il dramma che ha segnato per sempre la loro esistenza, come ha raccontato ieri nella toccante testimonianza la madre, "spero solo che si curi e che possa diventare una persona normale. Non l’ho mai più visto, né sentito da allora. Ci ha parlato la nonna ma non si è scusato. Non provo rancore ma paura. Sono ossessionata da quelle parole ‘ti massacro, ti massacro’".

Scene da film dell’orrore. Il giovane che da tempo aveva un comportamento strano, un tipo isolato che stava chiuso in camera e indossava gli occhiali scuri, quel giorno aveva chiesto 200 euro per la moto. La madre gli disse, tornando la sera, che li avrebbe avuti ma non subito. Forse questa la scintilla della furia cieca. "Si spense la luce, restammo al buio. Un attimo e mio marito fu gettato a terra, preso a calci e pugni". La madre descrive la scena sollecitata dal pm Serena Menicucci, il tentativo di colpire i genitori con la griglia dei fornelli, le parole ‘ringrazia e saluta Dio’, la colluttazione che si sposta poi nelle scale del palazzo.

"Mi prese come fossi un sacco di patate lanciandomi di peso contro il muro. Un miracolo che sia viva ma l’occhio ha riportato danni permanenti. Un miracolo che ce la feci ad uscire chiedendo aiuto a una persona che abitava nel palazzo di fronte. Mi sono risvegliata all’ospedale con una commozione cerebrale, 17 punti di sutura alla testa. Mio marito ha riportato la frattura del naso e molto altro. In quella casa, dove i condomini hanno poi rimbiancato le scale perché sporche di sangue, non siamo più tornati. Abitiamo in un altro appartamento e lì andiamo a prendere cose però mai quando fa buio". "Quello che ci ha fatto è troppo grave, non ce lo meritavamo. Abbiamo visto la morte in faccia", testimonia il marito. La sentenza – il 27enne è difeso da Duccio Pagni – a fine marzo.
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