Martina Bonifazi lavora in un’area di servizio a Siena
Martina Bonifazi lavora in un’area di servizio a Siena

Siena, 16 luglio 2019 - Si parla spesso di disoccupazione giovanile nel nostro Paese. La mancanza di lavoro, di opportunità, e soprattutto di meritocrazia, sono i motivi che spingono molti a fuggire all’estero dove, in attesa di trovare l’occupazione dei propri sogni, si lavora come cameriere, cuoco, lavapiatti. Quante storie conosciamo di questo tipo? Tante. Ma quella di cui si parla meno è l’altra faccia della medaglia: in quanti sarebbero disposti a fare un lavoro fisicamente impegnativo?

Lo abbiamo chiesto ad un gruppo di ragazzi, ponendo come condizione uno stipendio di 1300 euro. «Ho fatto il carpentiere per sei mesi e lo rifarei se dovessi avere la necessità», afferma Francesco Tessera, cameriere. E come lui tanti altri. «Lo farei, ovviamente dopo un corso di formazione – commenta Pietro Sarracino, responsabile delle vendite in una gioielleria – in passato ho fatto il cameriere, il lavapiatti, anche in un’altra nazione, quindi non mi spaventerebbe». Stessa cosa vale per Mariagrazia Taormina, studentessa di Lingue e cameriera. «Dipende dalla mia condizione, se dovessi essere disoccupata accetterei tranquillamente». Lo stipendio sembra essere un fattore importante in queste scelte. Qualcuno, di fronte alla nostra condizione economica, ha detto che sarebbe da pazzi, al giorno d’oggi, rifiutare.

Non si può dire che si sia tirata indietro Martina Bonifazi, 27enne di Foligno, laureata in Agraria, che lavora in un distributore di carburante e che nonostante tutte le difficoltà del caso, si dice soddisfatta. «Ho fatto vari lavori nella mia vita, dall’impiegata in banca, alla segretaria, alla barista – racconta – poi, un po’ per necessità, un po’ per la voglia di cambiare, mi sono lanciata in questa nuova esperienza. È un lavoro come un altro. Non nego che fisicamente è dura, soprattutto l’inverno, ma ti fortifica e a volte è anche divertente». È la stessa Martina, però, a riconoscere che sarebbero poche le ragazze che lo farebbero. E con lo stesso spirito critico, anche gli altri ragazzi intervistati hanno parlato del rapporto che la loro generazione ha con il mondo del lavoro. «A molti manca la voglia – commenta Mariagrazia – è vero che a volte le condizioni lavorative non aiutano, però manca lo spirito di adattamento, soprattutto quando si hanno le spalle coperte dai propri genitori». «Forse i più giovani sono più esigenti – aggiunge Pietro -. Il lavoro, per chi ha veramente bisogno, c’è». Più comprensivo il pensiero di Francesco: «Qualcuno lo capisco. Chi ha studiato per 10 anni è giusto che non voglia fare il muratore. Io, che mi sono accontentato del diploma, so che certi lavori non li posso fare. Però non capisco chi si lamenta che non c’è lavoro, perché se vuoi lo trovi».