La chiusura della piscina. L’Uisp: "Danni strutturali". Il Comune: "Verifichiamo"

Per provare a tamponare l’emergenza dei ripetuti atti vandalici, la struttura della piscina di piazza Amendola sarà presto chiusa con un’area cantiere. Almeno questo è quanto scaturito dal dialogo ieri mattina tra l’Uisp (gestore dell’impianto ancorché chiuso da anni) e polizia municipale, per cercare di ovviare al caso che da tempo colpisce l’area: danneggiamenti e continue intrusioni anche all’interno. "Abbiamo cambiato diciotto vetri e più volte denunciato la situazione alle forze dell’ordine", spiega Simone Pacciani, presidente dell’Uisp. Ma questo è solo uno dei problemi, sebbene non banale e amplificato dalla prossima presenza nell’area dei prefabbricati che ospiteranno due asili nidi.

C’è poi la questione della prolungata chiusura, partita dal Covid, passata poi dalla sostenibilità del project financing (la cui revisione, ipotizzata nello scorso mandato, non si è mai concretizzata) e ora approdata a una questione strutturale. "Abbiamo presentato al Comune la documentazione che attesta certi problemi", afferma Pacciani. L’assessore allo sport Lorenzo Lorè conferma ma definisce anche il ruolo del Comune in questa fase: "Abbiamo ricevuto la relazione dell’Uisp e affidato l’incarico a un tecnico interno di procedere a una verifica. La definizione dell’area di cantiere per la sistemazione dei due asili ci darà l’opportunità di definire il quadro entro cui muoverci".

Infine il tema sportivo. "La città avrebbe bisogno di una seconda piscina, per questo vogliamo compiere le verifiche più rapidamente possibile", afferma Lorè. La lettura di Pacciani non è esattamente sulla stessa lunghezza d’onda: "Incassiamo il 30 per cento in meno rispetto al pre Covid e sottolineo che a Siena si nuota perché l’Uisp ha speso oltre due milioni di euro negli impianti. Ma l’impianto dell’Acquacalda non si può definire saturo, a meno che tutti non vogliano nuotare nelle stesse due ore...".