Iacopo Ennio Inghirami
Iacopo Ennio Inghirami

Siena, 14 marzo 2018 - Iacopo Ennio Inghirami, Docente di Economia Aziendale al Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l'Economia - Università di Milano-Bicocca, ha scritto questo intervento a sostegno delle tesi di Guido Finschi Sergardi.

3 Giugno 2017, centocinquantatreesimo giorno del 2017. Questo lo scorso anno il giorno della “liberazione fiscale”, ovvero il giorno in cui abbiamo smesso di lavorare per il Fisco ed abbiamo iniziato a lavorare per noi, secondo un’indagine dell’Ufficio Studi della CGIA. In pratica lavoriamo cinque mesi su dodici per soddisfare le richieste del Fisco. Sempre secondo la CGIA, lo scorso anno le imprese hanno evaso 93 miliardi di euro a causa della non corretta Dichiarazione dei Redditi. E’ un dato di fatto che la Dichiarazione sia complessa e difficile da compilare correttamente anche da laureati in Economia e Commercio. Tutti noi dobbiamo ricorrere ad un commercialista per fare la nostra Dichiarazione. Decisamente qualcosa non funziona. Da un lato una pressione fiscale abnorme, dall’altro una macchina complessa e farraginosa che non riesce ad incassare quanto dovrebbe.

In un libro di recente pubblicazione, “Nil impossibile volenti in nomine Domini” (Nulla è impossibile a chi vuole, nel nome del Signore) Guido Fineschi Sergardi illustra la sua visione di un sistema sociale che ricupera quei valori che soli possono riportarci ad una società equa e vincente. Per quanto riguarda il nostro argomento, due sono i cardini su cui si basa la proposta di Fineschi Sergardi: un articolato programma fiscale ed un’altrettanto articolata riforma dell’amministrazione pubblica. Il programma fiscale di Guido Sergardi Fineschi consiste di quattro punti.

Primo, “portare la tassazione al 15%, per le persone fisiche (IRPEF), al 20% per le Società (IRES). Per gli artigiani al 10%, così come per l’editoria (il regime funziona di già, con qualcosa come la Cedolare Secca in Italia ed il sistema di flat tax russo).” Notevole è quanto aggiunge Sergardi: “Questo con l’obbligo però, per tutti, di spendere, o investire, il 50% dello stipendio, o del fatturato, sul territorio nazionale, nell’arco di 12 mesi. Nessuna eccezione. Chi non aderisce, avrà la pressione fiscale al 50%; chi sgarra, multe salatissime (al terzo reato accertato, detenzione non inferiore a 36 mesi, senza benefici).

Secondo punto, abolire l’IVA per i professionisti ed i piccoli artigiani, come accade per i medici. In questo modo “avvocati, ingegneri, elettricisti, idraulici…, emetteranno fatture verso il privato, assai meno onerose, facendo emergere molto lavoro in nero, facendo entrare nelle casse dello Stato, molto più denaro.

Terzo punto, abolizione delle tasse sulle abitazioni che non producano reddito, “qualunque tipologia, che sia la 1a, la 2a o la decima”. Infine, quarto punto, abolizione delle Tasse di Successione. Annota a tal proposito Fineschi Sergardi, “Lo Stato tassa l’individuo abbondantemente, più di quel che dovrebbe, già in vita, non c’è ragione perché venga a derubare te che sei morto ed i tuoi eredi, se non per commettere l’ennesima rapina legalizzata.

La riforma fiscale che abbiamo esposto risulta però inutile se non si mette mano ad una vera e propria “controrivoluzione” della nostra società, ovvero un profondo rinnovamento degli attuali usi e costumi. Se l’Amministrazione Pubblica è lo scheletro che sorregge il nostro paese, per rinnovare l’intero sistema ed eliminare il malcostume imperante è necessario raddrizzare la schiena dell’Amministrazione. Il recupero di una correttezza, un’etica ed una dedizione al lavoro che è andata perduta, unitamente al ritrovare l’orgoglio di compiere il proprio dovere. Per chi non si adegua, un sistema di sanzioni su tre gradi: 1) Richiamo formale; 2) Sospensione più multa; 3) Espulsione/licenziamento più multa e nei casi più gravi taglio parziale o totale della pensione e reclusione.

Credo che questa frase che chiude il libro riassuma bene la visione di Guido Fineschi Sergardi: “Non credo che amare la propria Patria, credere in Dio e voler lavorare seriamente per tutta la collettività, per la Nazione, siano cose da pazzi. Se però mettersi contro banditi da strada e rubagalline, ai molti mafiosi, cioè ai tanti cialtroni che hanno governato e amministrato per decenni il nostro Paese portandolo alla rovina, vuol dire essere pazzi, ebbene, allora potete considerarmi tale!