L’addio a Franco Caroni. Il saluto nella Tartuca da parte di tutta la città e del mondo del jazz

Musicisti e studenti, il sindaco e i vertici dell’ente: l’omaggio commosso

La camera ardente per Franco Caroni nell’oratorio della Tartuca

La camera ardente per Franco Caroni nell’oratorio della Tartuca

Siena, 6 gennaio 2024 – È stata una mattina dove la città, gli amici, i musicisti hanno reso omaggio a Franco Caroni, esposto fino al primo pomeriggio nell’oratorio di Sant’Antonio della Contrada della Tartuca, la sua Contrada. Nessuna cerimonia ufficiale: il segno tangibile dell’affetto e della vicinanza alla famiglia è stato il continuo arrivo di persone che volevano salutarlo, prima che venisse portato al cimitero della Misericordia.

La dimostrazione che certe persone mettono d’accordo l’anima senese con quella internazionale: non certo a caso il suo messaggio di jazz è arrivato al mondo partendo proprio da queste mura. Così c’erano mischiati contradaioli e musicisti famosi, docenti e studenti, in uno stile che ha fatto grande proprio la istituzione che ha diretto per molti anni. La stessa Siena Jazz non ha mancato di far sentire la presenza al suo fondatore, dal presidente Massimo Mazzini, che lo ha salutato assieme al sindaco Nicoletta Fabio che si è recata in Tartuca con il suo staff, a tutto il personale dell’istituzione di casa alla Fortezza. Non potevano mancare.

Con loro anche Giannetto Marchettini, che ha guidato Siena Jazz anche lui come presidente per più di un anno. Intanto docenti, ex studenti e musicisti continuavano ad arrivare, tutti accolti come le istituzioni dall’onorando Antonio Carapelli. Fra questi Stefano Battaglia, Maurizio Giammarco, Simone Graziano, Franco Fabbrini, Luigi Campoccia, Francesco Martinelli, tutte persone che hanno fatto e fanno la storia del Siena Jazz. Anche molti semplici appassionati non hanno fatto mancare la loro presenza e il loro affetto.

Cosa di meglio che salutarlo con le sue stesse parole su quello che ha costruito: "Gli obiettivi, per un’istituzione come Siena Jazz, sono talmente duttili, mutevoli, elastici, pieni di potenzialità tutte da esprimere,che viene spontaneo individuare quasi sempre due o tre evoluzioni contemporaneamente possibili su cui lavorare. In queste situazioni mi ritrovo spesso pieno di curiosità ad interrogarmi su quale di esse si realizzerà e come riuscire a dirigerne gli sviluppi e quale sia il modo più appropriato e più aperto per recepire, contenere e pilotare il contesto in cui si evolverà quel futuro. Fondamentale, in questi momenti, è stato l’incontro con le qualità umane dei musicisti, degli artisti, degli allievi con la loro caparbia volontà di imparare, nella quale mi riconoscevo sempre; i collaboratori, i volontari, senza i quali non avrei potuto realizzare Siena Jazz, né dare ai progetti quel valore aggiunto necessario a superare i problemi da risolvere".