Fabio Rugani con Roberto Barzanti e Artemio Franchi il giorno della tratta nel 1974 fotografati da Augusto Mattioli
Fabio Rugani con Roberto Barzanti e Artemio Franchi il giorno della tratta nel 1974 fotografati da Augusto Mattioli
Cos’è il passato? Il passato è mio padre che cerca nelle tasche una sigaretta, spiegava magnificamente il poeta Roberto Roversi. Ma cos’è il passato per questa città? Cosa la rende unica? Forse proprio il fatto che il tempo remoto non esiste, è soltanto una questione di spazio e meridiani. Ma se proprio dobbiamo mettere una didascalia alle emozioni, eccola. La foto di Augusto Mattioli si riferisce alla tratta del luglio 1974. Tra poco saranno dati i cavalli, la sorte avrà ancora...

Cos’è il passato? Il passato è mio padre che cerca nelle tasche una sigaretta, spiegava magnificamente il poeta Roberto Roversi. Ma cos’è il passato per questa città? Cosa la rende unica? Forse proprio il fatto che il tempo remoto non esiste, è soltanto una questione di spazio e meridiani. Ma se proprio dobbiamo mettere una didascalia alle emozioni, eccola. La foto di Augusto Mattioli si riferisce alla tratta del luglio 1974. Tra poco saranno dati i cavalli, la sorte avrà ancora una volta deciso.

C’è tutta l’essenza di un’epoca in questa immagine: Roberto Barzanti ne suggella il senso della gestione, Fabio Rugani il senso dell’imponderabile che sta per accadere, Artemio Franchi la dolcezza di chi ha sempre giocato contro il vento della sorte, con il sorriso sulla labbra. Per la cronaca fu il Valdimontone che, con il sorprendente Pancho e il giovane Bazzino, a rimescolare le carte e portarsi a casa il cencio di Bianciardi sulla Liberazione. Ma questo è un dettaglio: conta molto di più ed oggi è vitale sentire il suo profumo, come di cose buone, per dare il giusto valore al presente.

Fabio Rugani è stato uno dei pochi a vivere in profonda apnea, ce l’aveva stampato nel cuore il vero senso del Palio, di un gioco complesso e misterioso, che coglieva come il movimento degli astri. Si, era ancora uno dei pochi che alzava lo sguardo in cielo per capire quello che sarebbe successo l’indomani. Non aveva presente, passato e quindi nemmeno futuro. Un uomo senza tempo. E poi Artemio Franchi, che ha lasciato la giacca in una curva prima di Vescona, in quel tremendo schianto si è chiusa un’epoca, una sorta di paradiso terrestre dove gli uomini camminavano per quello che erano e non quello che ci danno i titoli attaccati alle pareti. Con loro, abbiamo conosciuto il dolore quando ci hanno detto addio, un dolore sottile, che passa lieve sotto le porte, che al momento sembrava leggero.

In realtà il Palio, è un tremendo inesauribile passaggio di donne e uomini. Al segnale del gong ci fermiamo tutti: lo abbiamo fatto pochi giorni fa con Andrea Mari, lo faremo ancora fino a che ci sarà permesso di farlo. Condannati al dolore, quello che non uccide ma mangia piano come un tarlo su una trave. E qui ci vorrebbe la scrittura di Barzanti, che è sempre un’attendere, un’ombra fra storia e riflessione, una pausa infinita dove non distingui ieri da oggi. Questo è il Palio: le ultime stelle di disperati amanti.

Massimo Biliorsi