La scheda elettorale delle regionali (New Press Photo)
La scheda elettorale delle regionali (New Press Photo)

Siena, 26 settembre 2020 - "Non ho discriminato nessuno, non sono transfobica". E' la replica di una presidente di seggio dopo un caso avvenuto durante le operazioni di voto per le regionali. Un transessuale aveva manifestato il suo disagio, all'atto del riconoscimento al seggio, per essere stata inserita nelle liste femminili.

La vicenda era stata commentata sia dal protagonista della vicenda che dall'Arcigay, stigmatizzando l'accaduto e "l'atteggiamento transfobico" tenuto dalla presidente. (LEGGI QUI L'ARTICOLO).

"Non c'è stata alcuna discriminazione. Se fossi trasnfobica non avrei parlato con la persona che aveva manifestato il disagio, come invece ho fatto, confrontandomi e verbalizzando quanto accaduto", dice inviando una nota di replica. "L'elettrice - spiega la presidente - è entrata e si è qualificata come donna ma ha mostrato imbarazzo a vedere il suo nome in un elenco femminile. Ha quindi espresso a me, in qualità di presidente, il disagio di vedere divisioni tra uomini e donne. Poiché intralciava le operazioni di voto, le ho chiesto intanto di votare e che dopo il voto avrei parlato con lei sentendo le sue richieste". 

Così è stato. Dopo il voto c'è stato un confronto. "A cui ha partecipato un'altra donna - dice la presidente - che si è qualificata come fidanzata dell'elettrice. Ho spiegato che pur essendo io dispiaciuta non potevo togliere la distinzione tra uomini e donne, trattandosi di una regola generale vigente in tutta Italia". 

L'atteggiamento delle due nei confronti della presidente "è diventato sempre più accusatorio - dice la presidente stessa - Sono stata accusata di essere transfobica. Ho detto alle ragazze che a quel punto potevano rivolgersi ai carabinieri e così hanno fatto. Mai mi è stato chiesto di verbalizzare qualcosa". 

Il dissidio va avanti. "Ho peccato soltanto - dice la presidente - nell’aver tentato di conversare con le ragazze al fine di farle pervenire alla miglior soluzione affinché la loro rimostranza fosse realmente arrivata nelle giuste sedi e quindi ascoltata e valutata con serietà e attenzione.. Se fosi stata transfobica non le avrei ascoltate, non avrei conversato con loro in una condizione di maggiore tranquillità e riservatezza all’esterno della sala, interrompendo tra l’altro per un prolungato tempo le proprie mansioni, dando loro anche consigli sul da farsi. Forse un atteggiamento più disinteressato che si fosse limitato alla verbalizzazione dei fatti, avrebbe però certamente tutelato maggiormente la sottoscritta che oggi si trova ingiustamente accusata".