Dal Pci ai porti, il viaggio di Nerli. Una vita nel segno delle riforme

Una foto una storia Poco più di tre anni fa scompariva l’ex parlamentare e presidente di Autorità portuali

Dal Pci ai porti, il viaggio di Nerli. Una vita nel segno delle riforme
Dal Pci ai porti, il viaggio di Nerli. Una vita nel segno delle riforme

Abbiamo spesso la brutta abitudine di sottolineare il percorso umano di persone che ormai non ci possono più ascoltare. Ma talvolta è necessario compiere queste azioni: importante è sfrondare la retorica, per non fare torto proprio alla verità. La coerenza di Francesco Nerli ancora ci conquista quando leggiamo stralci della sua esistenza: era la fine del novembre del 2020 quando si arrendeva al male che l’aveva preso. E in silenzio compiva l’ultimo atto di un percorso che anche oggi attende altre valutazioni. Più alte, più vere. Eccolo ritratto da Augusto Mattioli al congresso provinciale del Partito comunista del 1986. Sembra un secolo fa, un’altra dimensione.

Eppure, come si usa dire, al tempo si faceva politica, si compivano percorsi, si adoperava la parola promozione. E l’uomo era al centro di ogni attenzione. Nato a Rosignano, aveva fatto di Siena la sua patria della maturità e delle possibili ambizioni di riconoscersi in un nuovo mondo. Da portare a Roma, magari, dove portare la sua esperienza da sindacalista della Cgil: ne sanno qualcosa Fabio Borghi e Daniela Bindi che lo hanno poi seguito a distanza nel volo della grande politica. Gli anni ottanta lo vedono segretario del Pci di Siena, nel feroce dualismo con un crescente Partito socialista.

E lui guardava già avanti, scomodo e lucido, con una Festa dell’Unità ancora da ricordare e che si chiamava Futura, nella suggestione di un rinnovo vero, non a parole. Poi l’elezione a deputato e ancora senatore. Sembra un percorso naturale, se non ci fosse da sottolineare che Nerli restava sempre Nerli, nella passione delle idee, nel guardare sempre al giorno dopo, pagando anche di persona certe visioni che poco avevano a che fare con la burocrazia e la elefantiaca struttura di un partito che non voleva cambiare. Basterebbe ricordare l’impegno per la riforma dell’ordinamento portuale italiano, la ’sua’ Legge Nerli.

Questo fu un vero e proprio ’colpo di fulmine’: fece tabula rasa di ambizioni da salotti romani e via con la presidenza dell’Autorità portuale a Civitavecchia e poi Napoli. E quella Assoporti a cui ha dato tanto, scansando problemi e polemiche, con il piglio di sempre. Per questo e altro era necessario un articolo su di lui: perché dimenticare è una sciagura e la memoria una sorta di riscatto. Sarebbe il primo a ricordarci, da uomo così legato al mare, che certe figure hanno il potere di restituirci anche dopo tanto tempo dei brandelli della loro opera. Sta a noi portarli sulla riva.