
Cartelli vietano di giocare a calcio. Duello tra generazioni in via Galvani
’Vietato giocare a pallone’: una scritta comparsa in questi giorni su alcuni cartelli affissi in un condominio di via Galvani a Poggibonsi. Filippo Renieri, anche a nome di altri abitanti del quartiere, si è rivolto a La Nazione con una lettera per segnalare il caso del "triste divieto", sotto forma di cartelli appesi alle colonne di un porticato. Si tratta di non più di cinque-sei adolescenti, osserva Renieri, esprimendosi anche nel ruolo di genitore di uno dei "destinatari" della proibizione: "Sono tutti bravi ragazzi – afferma – e per di più rispettosi degli orari dedicati al silenzio: invece di chiudersi in casa con i telefonini, passano il tempo tirando calci a un pallone, divertendosi. Cercano un po’ di ombra e la trovano nel loggiato di via Galvani, ma adesso non si può più. Non intendiamo portare il caso all’assemblea di condominio. Abbiamo chiesto all’amministratore di togliere il cartello, che è sempre al suo posto, e invitato i nostri ragazzi a non giocare lì".
Tutto avrebbe avuto origine, secondo il nostro lettore, dalle rimostranze di persone di una certa età della zona. Una presa di posizione alla quale Renieri replica con l’ironia, sollevando un altro problema: dove vanno a giocare i ragazzi di 12-14 anni? "Le partite negli oratori non esistono più – spiega Renieri – e a giocare nei giardini pubblici si rischiano le multe. Alle strutture sportive esistenti, possono accedere i tesserati delle società. L’alternativa è rappresentata allora da un porticato. Evidentemente agli anziani residenti l’eliminazione della nostra Nazionale dal Campionato Europeo non è andata giù, tanto che hanno deciso di vietare ai bambini che vivono nel loro condominio di giocare allo sport più diffuso e amato. Gli ‘ultra-maggiorenni’ non vogliono più sentire parlare di pallone tanto che uno di loro funge da sentinella per inveire contro chi invece non vede l’ora di tirare due calci alla palla. Un tempo i nonni si divertivano a vedere i loro nipoti giocare a palla nei cortili o nelle piazze".
Nella lettera, spazio anche ai sentimenti verso il calcio di una volta: "Quando giocava la Nazionale – aggiunge Renieri – finita la partita andavi per la strada con una palla e imitavi i campioni visti in televisione. Ricordo con malinconia l’estate del 1982. Era l’anno dei Mondiali, quella sì che era una grande Nazionale e chissà che le urla, i calci e i vetri rotti dalle pallonate dei nostri ragazzi nei cortili, non siano stati loro a far volare Tardelli, Rossi e tutti gli azzurri in quella fantastica estate".
Paolo Bartalini