Gli archeologi dell’Università durante l’ultima campagna di scavi
Gli archeologi dell’Università durante l’ultima campagna di scavi

Luni, 8 novembre 2018 - Anfore per vino, olio e salse di pesce, vasellame da cucina e da tavola e, ancora, in grande quantità, ossa di animali residuo dei pasti. Sono i reperti trovati nell’ultima campagna di scavi a Luni condotta dall’Università di Pisa che documentano la vita quotidiana dei lunensi nell’età tardo antica. «E’ emerso che gli abitanti dell’area consumavano vino e olio provenienti dai mercati mediterranei, in particolare dal Nord-Africa, dall’Asia minore e dalla fascia costiera siro-palestinese, e che avevano una dieta molto ricca, a base di carne – racconta la professoressa Simonetta Menchelli che ha diretto gli scavi – lo studio dei reperti delle ossa e dei vasi da cucina ha evidenziato infatti un notevole consumo di maiale, bovini e ovini, oltretutto macellati in giovane età, indizio di una comunità con un alto tenore di vita». E per consentire ulteriori scavi la prossima estate arriva in aiuto dell’Università pisana l’associazione culturale Amici di Luni. Servirà infatti a raccogliere fondi per gli archeologi il pranzo sociale organizzato per domenica 18 alle 12.30 all’oratorio della chiesa di Caffaggiola.

L’ultima campagna terminata a ottobre ha interessato il settore meridionale di Luni, presso Porta Marina, e quello settentrionale, documentando una complessa stratificazione databile dall’epoca romana sino al VII, inizi dell’VIII secolo quando la città passò dal dominio bizantino a quello dei Longobardi.

Gli archeologi hanno portato in luce cospicui resti di due domus romane costruite agli inizi I secolo a.C. e già individuate negli anni precedenti. Nella domus meridionale sono stati ritrovati dei pavimenti a mosaico e, al di sotto, i resti di un’altra domus costruita intorno al 130 a.C., sulla quale fu costruita, ampliandola, quella del I secolo. Per gli scavi la concessione dalla Soprintendenza e la sinergia con il Museo Archeologico di Luni. Hanno partecipato studenti dell’Università di Pisa, del Parentucelli-Arzelà di Sarzana e del liceo Costa della Spezia, coordinati sul campo da Paolo Sangriso, con Stefano Genovesi, Alberto Cafaro, Silvia Marini, Rocco Marcheschi. Lo studio dei reperti archeozoologici è stato eseguito da Julie Reynaert dell’Università di Ghent. Al progetto hanno partecipato anche il professor Adriano Ribolini del Dipartimento Scienze della Terra (con gli studenti della Laurea Magistrale in Geofisica di Esplorazione ed Applicata) per le indagini Ground Penetrating Radar volte a individuare delle strutture sepolte, e il professore Vincenzo Palleschi del Cnr di Pisa per le rilevazioni con drone per la modellazione delle strutture in 3D.