Sarzana, 27 febbraio 2018 - Sem Mengs, l’assassino di Dominguez De Jesus, chiede di essere giudicato con il rito abbreviato condizionato all’acquisizione agli atti di una relazione della direttrice del carcere sulla sua condatta da detenuto, condotta che sarebbe risultata irreprensibile. L’istanza è stata formalizzata ieri dall’avvocato difensore Raffaella Cucchi al gup Marta Perazzo, in apertura dell’udienza preliminare. L’istanza è stata accolta; l’udienza rinviata al 14 marzo. Nel frattempo la madre e il fratello della vittima, assistiti dall’avvocato Maurizio Sergi, sono stati ammessi come parti civili nel processo.

Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, rapina e occultamento di cadavere. Sono questi, al termine dell’inchiesta sulla morte di Dominguez De Jesus, le accuse che gravano sul suo aggressore, Sem Mengs, 34 anni, nativo di Sarzana, in carcere dal giorno successivo al delitto, il 16 aprile scorso, smascherato dai carabinieri con un’indagine lampo, da manuale.

«Non volevo ucciderlo; volevo dargli una lezione e togliermelo di torno» lui continua a dire. Ma deve fronteggiare le accuse da ergastolo formalizzate dal pm Luca Monterverde là dove, nella sequenza dei fatti che precedettero l’uccisione, gli inquirenti hanno visto la concezione e l’attuazione di un piano omicidiario preciso. Questa la ricostruzione investigativa.

L’appuntamento dato da Sem alla Spezia al pusher con la promessa di saldare un debito di 5000euro per ripetute forniture di droga, fu solo un pretesto per rassicurarlo e tenerlo al fianco, fino al momento di farlo fuori; Sem si fece, infatti, accompagnare in auto ad Arcola, con la scusa di prendere i soldi a casa.

«Aspettami, torno subito coi soldi » disse a De Jesus, una volta giunti insieme a destinazione. Andò invece in cantina e prese un tondino di ferro. Con quello colpì il pusher alla testa, da tergo. Lui perse i sensi, andando incontro all’agonia che culminò nel decesso, sul Magra a Battifollo, dove la vittima venne spinta nella speranza, coltivata da Sem, di far perdere le sue tracce, previa asportazione di portafogli e cellulare.

Furono invece alcuni pescatori, poche ore dopo, ad incappare nel cadavere e dare il la all’inchiesta dei carabinieri che, ritessendo il filo delle comunicazioni cellulari, in 24 ore, arrivarono all’indiziato che, messo alle strette, ammise le azioni ma negato la volontà omicidiaria. Che, invece, secondo il pm era presente fin dall’appuntamento-trappola alla Spezia.