Architettura urbanistica e storia Dalla passeggiata francescana l’Sos per gli affreschi del chiostro

E’ urgente il restauro dell’opera di Stefano Lemmi con immagini della vita del santo. Un successo l’iniziativa promossa dal centro Niccolò V sulle tracce del convento delle Clarisse.

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Architettura urbanistica e storia Dalla passeggiata francescana l’Sos per gli affreschi del chiostro

Alla riscoperta della città. Oltre un centinaio di persone ha partecipato sabato alla “passeggiata francescana” per le vie di Sarzana promossa dal centro di cultura “Niccolò V”. Passeggiata che – ha sottolineato nei saluti finali il presidente del “Niccolò V” Egidio Banti– ha sì riguardato luoghi religiosi ma in modo inevitabile parlare di luoghi religiosi della Sarzana antica ha portato a riflettere sull’architettura, sull’urbanistica e sulla storia civile.

In questo primo evento, al quale ne seguirà in settembre un altro sul colle dei Cappuccini, l’architetto Roberto Ghelfi, relatore itinerante, si è soffermato sull’antico convento delle monache Clarisse, di cui si conservano memoria e tracce. Come riferiscono i promotori della manifestazione, per la prima volta sono stati visitati i cortili di palazzo Sartori e di palazzo Massa Neri Picchi, che facevano parte del monastero, tra il primo Quattrocento e il primo Ottocento, secolo in cui la repubblica giacobina, istituita dai francesi di Napoleone, portò alla soppressione di molti ordini religiosi con i relativi conventi, tra i quali quello dei Domenicani, dirimpetto alle Clarisse, cosa che consentì la realizzazione nel giro di pochi mesi del teatro degli Impavidi. Ghelfi ha raccontato le vicende urbanistiche della Sarzana medievale, sottolineando che molto deve ancora essere investigato.

Di sicuro – ha spiegato il relatore itinerante – quello delle Clarisse era un monastero molto grande, anche se il suo sviluppo fu graduale: di qui la probabile successione dei cortili, con i relativi pozzi, realizzati in una zona di Sarzana ricca di acqua per la presenza di falde superficiali provenienti dall’antico letto del fiume Magra. L’architetto ha anche commentato alcune mappe settecentesche di Panfilo Vinzoni, rivelando come proprio nel convento delle Clarisse, in quel tempo, fossero ospitate diverse appartenenti alla famiglia Vinzoni.

La signora Modesti, cui appartiene il palazzo Sartori, ha mostrato ai visitatori uno dei pochi residui del monastero: una lastra di ardesia con il simbolo tardo medievale detto “di San Bernardino”, utilizzata probabilmente per le finestre conventuali. Giorgio Picchi, nel cortile del palazzo di sua famiglia, già albergo della Posta (con scuderie per il cambio dei cavalli) poi passato alla famiglia Neri e ora ai Picchi, ha mostrato stemmi marmorei di antiche famiglie sarzanesi, quali i Bernucci e i Valenti, a lungo proprietarie di parti del lato sud-occidentale della “via grande”. Agostino Bernucci - come emerso pochi giorni fa dal convegno di presentazione della fondazione InCaSa, che ha ereditato il palazzo Bernucci Tusini da Emilio Doni - nacque nel 1528, Ghelfi lo ha ricordato, proprio in un edificio non precisato di quell’area, edificio che nel 1566 era però già divenuto “Viridarium Monialium Sancte Clare”, ossia il giardino delle Clarisse.

Il gruppo si è poi spostato, accolto dal parroco don Franco Pagano, nella chiesa dei frati minori, la chiesa di San Francesco, della quale Ghelfi ha descritto le fasi di costruzione. La giornata si è conclusa con la visita all’attiguo chiostro, affrescato da Stefano Lemmi di Fivizzano con immagini della vita di san Francesco e con un singolare “quadro” dove si vede il papa sarzanese Niccolò V rendere omaggio ideale al santo di Assisi. Gli affreschi sono molto deteriorati e dalla visita è venuta una ulteriore sollecitazione alle autorità perché possano essere restaurati, magari proprio in occasione dell’attuale ciclo dei centenari francescani (2023 - 2026).