Prato, 7 dicembre 2021 - La procura di Prato ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati nell'inchiesta sulla morte di Luana D'Orazio, l'operaia di 22 anni morta il 3 maggio scorso nell'orditura in cui lavorava, a Montemurlo (Prato).

Chiesto il processo per la titolare della ditta, Luana Coppini, il marito Daniele Faggi, ritenuto il titolare di fatto, e il tecnico manutentore esterno dell'azienda, Mario Cusimano. I reati di cui dovranno rispondere tutti e tre sono di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche.

Luana D'Orazio è morta nell’"Orditura srl" di via Garigliano a Montemurlo (Prato), dove lavorava come apprendista da circa due anni.

La relazione del consulente tecnico

Il 6 settembre scorso la relazione del consulente tecnico – che ha chiesto il rinvio dei termini per ben due volte – ha stabilito che l’operaia è morta a causa della manomissione. Luana ha avviato il macchinario in modalità automatica (chiamata «lepre») alle 9.45. Alle 9.46 la ragazza si è spostata vicino al subbio (il rullo su cui si avvolge il filo prima di fare l’ordito) dove resta agganciata a una sbarra che sporge più del dovuto e che la risucchia dentro al motore tirandola per la maglia, la felpa e i leggins.

Il corpo della giovane ha girato per due volte "in un abbraccio mortale" come ha scritto il perito, insieme all’albero del subbio. Dopo 7 secondi un collega è intervenuto spegnendo il macchinario con il pulsante di stop. Troppo tardi: Luana è morta sul colpo per lo "schiacciamento del torace" come ha dimostrato l’autopsia. Se il cancello di protezione fosse stato abbassato come dovuto, la giovane non si sarebbe trovata in quella posizione pericolosa. La serie di manomissioni sul macchinario, secondo il perito, hanno creato il nesso causale con la morte della ragazza.