
L’amministratore delegato di Am Alberto Irace e il presidente Lorenzo Perra
La sferzata è arrivata, i sindaci dei Comuni soci di Alia Multiutility si sono ripresi la guida dello sviluppo della holding. "Non hanno vinto i partiti, non ha vinto Roma, non ha vinto Milano" si continua dire nel solco del documento vincente votato dall’81 %. Dove Roma sta per Acea (socio privato di Publiacqua), dove Milano sta per Borsa. "Abbiamo tracciato la linea, ora aspettiamo le risposte". La filiera è chiara: i soci chiedono di portare avanti alcuni punti fondamentali, la società Am deve dire come, il cda deve comunicare ai soci l’esito.
Am è al lavoro su più fronti. In primis deve rispondere al punto 8 del documento maggioritario quando si chiede "di esplicitare le diverse opzioni di finanziamento alternative alla borsa per il raggiungimento degli obiettivi di investimento, con l’obiettivo di promuovere la partecipazione diffusa alla trasformazione circolare con tutti gli strumenti possibili, dal prestito sociale, all’azionariato popolare". Gruppo di lavoro già in azione. E in generale i manager devono "definire un nuovo piano industriale per realizzare gli investimenti necessari al sostegno della conversione ecologica, garantendo per cittadini ed imprese del territorio il miglioramento della qualità dei servizi ed il contenimento delle tariffe e che, in materia di governance, rafforzi il controllo pubblico della gestione". Invito pressante anche "per permettere il conferimento di Intesa e Coingas" e "delle partecipazioni pubbliche locali delle aziende di gestione del servizio idrico toscano". Una raccomandazione forte a "valorizzare le entità legali territoriali e di settore nella gestione operativa dei servizi". Si raccomanda "la creazione di appositi comitati endoconsiliari o esterni al cda, per l’attuazione delle politiche di integrazione, con il coinvolgimento attivo del management delle società partecipate" (messaggio chiaro di apertura ai vertici di Estra e Publiacqua).
Di fronte a questo scenario, i sindaci al comando saldi e decisi, l’amministratore delegato Alberto Irace, dopo aver preso appunti durante l’assemblea dei soci, come reagirà? Avrà ancora margine di manovra come gli era stato affidato dalla sinergia inziale Nardella-Biffoni-Barnini? Vorrà restare in questo scenario in cui la struttura non è più strettamente piramidale? E soprattutto, lui che vedeva la Borsa come approdo per trovare risorse ad hoc per gli investimenti, virerà su altre scelte strategiche?
Chi lo conosce è dubbioso mentre una parte del Pd vorrebbe che la fase 2 iniziasse con un’altra guida manageriale.
Irace si era dimesso da direttore generale di Estra (società partecipata di Am al 40 %) il suo braccio destro, Demetrio Mauro, cfo di Am, aveva lasciato la poltrona di ad di Estra energie. E ora? Le voci non si fermano. Possibile il cambio della guardia. Se Irace fosse invitato a farsi da parte o capisse che l’aria è troppo pesante, ci sarebbe un nome in prima fila: Alessandro Mazzei, direttore generale di Ait (Autorità idrica toscana). Irace, ricordano in diversi, ha però un contratto da ad, contratto a tempo determinato (2023-2026) e un contratto a tempo indeterminato come dirigente di Alia.
Unica certezza al momento? Ci siamo quasi per il nome nuovo. Tutto pronto: tre ipotesi in mano al cda che coinvolgerà i soci. Sarà l’addio ad Alia Multiutility, almeno nel nome (e logo).
Luigi Caroppo