Le indagini sono state seguite dalla polizia dopo che il bambino aveva chiesto di proteggerlo dallo zio  in una letterina di Natale scritta a scuola
Le indagini sono state seguite dalla polizia dopo che il bambino aveva chiesto di proteggerlo dallo zio in una letterina di Natale scritta a scuola

Prato, 20 aprile 2018 - Un appartamento degli orrori, dove capitava che, mentre guardavi la tv, ti trascinavano con la forza nella camera da letto, dove «facevano le schifezze». Quelle «schifezze», violenze sessuali che sarebbero durate per anni, sono state raccontate dettagliatamente dalla piccola presunta vittima, un bambino che all’epoca aveva appena sette anni, durante un processo lungo e complesso che ora arriva alle battute finali. Sul banco degli imputati del Tribunale di Pistoia siedono il babbo (magrebino), la mamma (italiana) e quello che veniva chiamato dal piccolo «zio», ma che risulterebbe essere il cugino del padre, tutti accusati di violenza sessuale continuata nel tempo (articoli 609 e 81 del codice penale).

La storia si inquadra in un contesto di degrado, fatto di continui litigi in casa, denunciati anche dai vicini, che ha portato all’allontanamento del bimbo. Ed è stato solo allora, quando è stato allontanato dai genitori per essere accolto da una famiglia affidataria, che il piccolo ha trovato la serenità e il coraggio di parlare, aprendo uno squarcio su quello che, se confermato, disegnerebbe una storia di violenza inaudita. Ieri il collegio presieduto dal giudice Jaqueline Monica Magi, pubblico ministero Giuseppe Grieco, ha fissato le prossime udienze, durante le quali saranno ascoltati gli psicologi che hanno condotto le perizie sul bimbo. Le presunte violenze sarebbero iniziate nel 2007 e sarebbero andate avanti ancora per due anni, fino al 2009, quando il piccolo, babbo magrebino e mamma italiana, residenti nella provincia di Prato, su segnalazione dei servizi sociali viene affidato, su disposizione del Tribunale dei Minori, a un’altra famiglia. Passa appena un mese quando il bimbo comincia a raccontare alla sua nuova famiglia le presunte violenze subite.

Violenze sessuali quotidiane a cui avrebbero preso parte attiva - secondo il racconto del bimbo - babbo, mamma e zio (difesi rispettivamente dagli avvocati Roberta Rossi, Melissa Stefanacci e Luca Ancona) e che sarebbero avvenute principalmente nell’appartamento di quest’ultimo, nel Pistoiese. Scattano le indagini, condotte dalla polizia, fino ad arrivare ad una data importante, il Natale di quello stesso anno, quando il piccolo a scuola scrive la sua letterina, chiedendo a Gesù bambino di essere protetto da quello zio che gli aveva fatto tanto male. «E’ stato un processo lungo e complesso – spiega l’avvocato Giulio Canobbio di Genova, legale di parte civile, che rappresenta il minore (ieri sostituito dall’avvocato Francesco Marzocchini) – in cui la testimonianza del minore è stata fondamentale, così come le perizie degli psicologi che hanno riconosciuto il bambino attendibile».

Martina Vacca